Il 21 aprile del 1945 era il compleanno della mamma e alle 5 del mattino mi svegliarono i colpi alla porta di Franco, un giovano che lavorava nella tipografia dove lavorava mio padre (che lo avevo educato antifascista) ad annunciare che “erano arrivati gli inglesi”. Andammo tutti in via Ugo Bassi dove già sfilavano e tutti si sentivano “liberati”. Forse non ancora (nemmeno oggi, a pensarci) liberi. Forse quel giorno o quello dopo il babbo uscì di casa glorioso con l’emblema del Comitato Nazionale di Liberazione al bavero della giacca. Al rientro il distintivo l’aveva in tasca: lo portava anche chi non ne era degno.
Ma non fece una piega e continuò a impegnarsi pubblicamente come aveva cercato di farlo in vent’anni “vietati”. La coscienza è gratis.

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