Siamo proprio bravi, noi europei, a celebrare le date che abbiamo contribuito a fissare come simboliche. La politica dei buoni sentimenti ci ha sempre indotto a dichiarare che “mai più guerre” (naturalmente dopo una delle tante), che l’ebreo o il nero sono fratelli (dopo secoli di antisemitismo, shoa e di schiavitù), che chi non può vivere la libertà nel suo paese avrà accoglienza da noi (lo dice l’art. 10 della Costituzione e la consapevolezza di almeno trenta milioni di italiani emigrati). L’attuale, ovvia scomodità di situazioni non facilmente gestibili non ci esime dalla responsabilità di trovarci davanti i profughi di guerre che non abbiamo saputo prevenire, gli immigrati da paesi poveri ormai in possesso di università decenti e di  televisioni e cellulari che comunicano esigenze e diritti comuni,  mentre noi ricchi continuiamo con supremo egoismo a depredare risorse altrui. Siccome abbiamo paura delle ricadute delle nostre politiche, non ci accorgiamo nemmeno che le crisi ormai mordono anche la nostra vita. Peccato che noi non avremo nemmeno dove migrare….

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