DAI RICORDI PERSONALI ALLA POLITICA SECURITARIA. Polizia e Democrazia, 2018

Giancarla Codrignani

Una delle migliori leggi della prima Repubblica è stata la 121/81, l’allora “nuovo” ordinamento della Polizia di Stato. Prima della 121 le forze dell’ordine pubblico erano militarizzate e non sindacalizzate. Siccome l’opinione pubblica non memorizza il costo delle trasformazioni innovative, non va dimenticato che le conquiste dei diritti non sono garantite per sempre. Se, soprattutto, le nuove generazioni non hanno la percezione del prezzo pagato per arrivare a risultati considerati insoddisfacenti rispetto a nuove, più avanzate pretese, la democrazia di per sé, per il solo fatto che i cittadini votano, non garantisce che la sicurezza e il cosiddetto ordine pubblico non subiranno gravi conseguenze .
Il secondo emendamento della Costituzione americana – che consente il libero possesso di armi ai cittadini – è una reliquia del tempo in cui, passata la paura di perdere la rivoluzione, gli Usa mantennero nelle mani dei cittadini la difesa del territorio; la sua sopravvivenza – tenendo conto che gli Usa posseggono la difesa più forte del mondo – non solo contraddice i principi civili, ma produce danni ingenti. La rivista “Internazionale” in ogni numero mantiene aggiornato il calcolo delle stragi e delle uccisioni “inutili” prodotte dall’abuso di affidarsi non alla giustizia, ma alle armi: nel numero 1272/2018 le sparatorie registrate sono 39.434, le stragi 245, i feriti 19.499, i morti 9.882: e siamo solo all’inizio di settembre.
La Gazetta Ufficiale italiana ha appena pubblicato il decreto legislativo 104 con il quale l’Italia interpreta in modo estensivo (e favorevole agli interessi delle fabbriche d’armi) la direttiva europea 853/2017: diventerà più facile detenere armi di tipo militare – addirittura il Kalashikov Ak-47 o il fucile semiautomatico Ar15 – accessibili agli iscritti di qualunque associazione sportiva e ai poligoni privati. Aumenta il numero delle armi in possesso; la denuncia degli acquisti può essere inviata per e-mail; non è necessario informare i conviventi dell’esistenza di armi in casa.
Se si aggiunge la proposta leghista per introdurre nel codice penale “la presunzione di legittima difesa” per “colui che compie un atto per respingere l’ingresso o l’intrusione mediante effrazione o contro la volontà del proprietario o di chi ha la legittima disponibilità dell’immobile, con violenza o minaccia di uso di armi di una o più persone, con violazione di domicilio” (come dire fine della proporzionalità tra difesa e offesa) i rischi per lo stato di diritto sono evidenti.
Inoltre è stata rinnovata la dotazione delle armi ai carabinieri, oggi in possesso della mitraglietta Beretta Pmx al posto della vecchia Pm12; inoltre sono accessibili per tutti dispositivi elettronici di registrazione, spy-pen, spray forse non solo al peperoncino, e, in via sperimentale, le nuove “pistole a impulso elettrico” Taser X2 (già in uso negli Usa) e le manette al velcro.
Dalle guardie regie dello Stato unitario ai questurini fascisti (e, poi, scelbiani) “la polizia” resta nella storia della democrazia italiana una questione centrale. I giovani che prestano servizio oggi debbono conoscere la propria storia, in particolare, l’iniziativa coraggiosa (penso a Franco Fedeli) di spostare l’ordine pubblico dalla dipendenza del ministero della Difesa: non era più pensabile “difendere la patria” nella tutela quotidiana dei diritti civili. Allora i coraggiosi erano soli e l’opinione pubblica, sempre sospettosa. Quando, alla fine degli anni Settanta (del secolo scorso), le rappresentanze dei Cocer venivano ricevute a Montecitorio, la consuetudine era ancora tale che il Presidente della Commissione Difesa dava la parola a chi fosse stato designato dai superiori: i “militari” si rassicuravano se qualcuno ricordava che nel libero Parlamento della libera Repubblica interviene chi vuole. Allora, inoltre, c’era ancora l’illusione del piccolo Cocer dei Carabinieri aspiranti ad analogo rinnovamento; oggi impossibile, dal momento che il governo D’Alema ha reso la Benemerita “quarta arma” dell’esercito, accrescendone il potere e attribuendole qualche beneficio concorrenziale (la Corte ha stabilito che l’esercito non è sindacalizzabile).
La smilitarizzazione non significava che il poliziotto andasse in giro portando caramelle per gli immigrati nella fondina. Nemmeno essere nonviolenti significa farsi vittima inerte di qualunque malaffare o maltrattamento. Ma gli esseri umani sono, appunto, umani e possono andare giù di catena, essere corruttibili e delinquere: per questo anche la polizia potrà essere più professionale, se educata all’autocontrollo e al rifiuto degli istinti vendicativi o partigiani comuni anche ai delinquenti: il crimine si previene, nel controllo di legalità e nella giusta repressione. La sicurezza non può ri-militarizzare la mente collettiva dietro gli umori della gente e i cedimenti dei politici.

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