TRIBUNALI, AVVOCATI E GIUDICI: e Patrik Zaki resta in carcere
Giancarla Codrignani

I problemi della giustizia trovano scontenti anche i cittadini attenti a non confondere la stretta osservanza/dipendenza dai cavilli con il rigore dell’equità. Eppure le situazioni di “convenienza politica” non sono indifferenti per nessuno, sia che abbia responsabilità di giudice, sia che percepisca il valore intuitivo di situazioni oggettive.
Quando Paolo di Tarso, strenuamente cristiano come sono i convertiti, era impegnato nella diffusione del nuovo messaggio, percepito dalla società ebraica, soprattutto nella componente sacerdotale ovviamente conservatrice, come deviazione dottrinale penalmente contestabile, fu portato dal sommo sacerdote Anania, accompagnato dal preparatissmo avvocato Tertullo, il caso si fece particolarmente interessante. L’accusa ringraziava il governatore romano Felice per “la lunga pace di cui godiamo, grazie a te, e le riforme che sono state fatte in favore di questa nazione, grazie alla tua provvidenza; le accogliamo in tutto e per tutto, eccellentissimo Felice, con profonda gratitudine. Ma abbiamo scoperto che quest’uomo è una peste, fomenta disordini fra tutti i Giudei che sono nel mondo ed è un capo della setta dei nazorei. Ha perfino tentato di profanare il tempio e noi l’abbiamo arrestato”. Paolo si difende e parla “con fiducia” al giudice: ha assistito al culto, non ha incitato la folla e neppure discusso con qualcuno e dichiara di adorare “il Dio dei miei padri, seguendo quella Via che chiamano setta, credendo in tutto ciò che è conforme alla Legge e sta scritto nei Profeti, nutrendo in Dio la speranza, condivisa pure da costoro, che ci sarà una risurrezione dei giusti e degli ingiusti. Per questo anche io mi sforzo di conservare in ogni momento una coscienza irreprensibile davanti a Dio e davanti agli uomini. Ora, dopo molti anni, sono venuto a portare elemosine alla mia gente e a offrire sacrifici; in occasione di questi, mi hanno trovato nel tempio dopo che avevo compiuto le purificazioni. Non c’era folla né tumulto”. Unica cosa, al Sinedrio “io gridai stando in mezzo a loro: È a motivo della risurrezione dei morti che io vengo giudicato oggi davanti a voi!”. Il giudice non è un cuor di leone e che cosa fa? rinvia, pensando che se la vedrà il suo successore, lasciandolo in carcere, ma dando ordine che godesse di qualche libertà e potesse vedere i suoi, anche perché quando lo andò a trovare per parlargli e Paolo lo stordì con l’annuncio della buona novella, “si spaventò e disse: per il momento puoi andare; ti farò chiamare quando ne avrò il tempo”. Trascorsi due anni, Felice ebbe come successore Porcio Festo. Volendo fare cosa gradita ai Giudei, Felice lasciò Paolo in prigione”.
Paolo se le andava a cercare e, pensando che la “via” cristiana fosse la giusta riforma dell’ebraismo, ebbe altri guai con altri ebrei che “insorsero unanimi contro Paolo e lo condussero davanti al tribunale dicendo: Costui persuade la gente a rendere culto a Dio in modo contrario alla Legge. Paolo stava per rispondere, ma Gallione disse ai Giudei: Se si trattasse di un delitto o di un misfatto, io vi ascolterei, o Giudei, come è giusto. Ma se sono questioni di parole o di nomi o della vostra Legge, vedetevela voi: io non voglio essere giudice di queste faccende. E li fece cacciare dal tribunale. Allora tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagoga, e lo percossero davanti al tribunale, ma Gallione non si curava affatto di questo.
Il governo italiano cerca di difendere un cittadino egiziano che studia in Italia (e studia diritti non applicati in Egitto, a partire dall’uguaglianza dei generi), ma deve rispettare la sovranità delle leggi altrui. Le democrazie garantiscono che le leggi le fanno i Parlamenti su delega dei cittadini; quindi tutto ritorna alla responsabilità collettiva. Se “teniamo” (purtroppo la nostra cultura fa ancora riferimento alle posizioni ideologiche individuali) per Paolo, non possiamo abbandonare Zaki: i delitti di opinione non possono più sussistere da nessuna parte.

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