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Oggi penso solo a Reyhaneh Jabbari, impiccata a Teheran a 26 anni perché aveva ucciso il suo violentatore. “Quella orribile notte avrei dovuto essere uccisa”, dice nella lettera alla madre che si legge sull’Huffington Post e che spero animi le donne del mondo, soprattutto le occidentali che credono superato il patriarcato. Abbiamo sempre detto che lo stupro uccide la nostra anima, ma Reyahneh impiccata e uccisa anche nel corpo da una giustizia  che odia in lei tutte le donne lancia ai fedeli dell’Islam e a tutti i patriarchi la sua fatwa: vi accuserò davanti al tribunale di Dio. Ma lascia alla madre il compito di onorare il suo corpo doppiamente devastato. Non vuole marcire in un sepolcro: i reni, il cuore, gli occhi diventino “dono per chi ne ha bisogno”. Ad Antigone resta sempre la bellezza: “ho capito che la bellezza non viene ricercata in quest’epoca. La bellezza dell’aspetto, la bellezza dei pensieri e dei desideri, una bella scrittura, la bellezza degli occhi e della visione e persino la bellezza di una voce dolce…”. Lasciatemi credere che le donne dell’Islam, belle anche disadorne e cariche d’anni, nonviolente, disarmate potranno con noi reinterpretare e guidare il mondo, le religioni, i diritti.

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