Adriana Faranda e Agnese Moro, faccia a faccia al Festival francescano. Per fortuna senza ragionamenti sul perdono, solo “perché?”. La Faranda risponde “Credevamo in un fine nobile”.
Ricordo l’atmosfera di quegli anni, le perplessità a sinistra sulle zone oscure del rapimento di Mora che mi fecero stare dalla parte del “non si deve trattare”, ma anche l’indulgenza per i terroristi, i compagni che sbagliano. Ma oggi Faranda ha ucciso Moro, ha condiviso la follia: “siamo partiti da un desiderio di giustizia e siamo giunti a ledere la stessa giustizia privando le persone del bene più prezioso, la vita. I famigliari, sostiene avrebbero potuto a buon diritto urlarci i loro rimproveri.
No, Faranda, non sono i famigliari che avete offeso, ma tutto il paese. In democrazia – perché della democrazia avete avuto le prove: siete riuscito nell’intento e forse voi eravate giocati da altri burattinai – in democrazia il comunista estremista non uccide. La Rosa Bianca poteva voler uccidere Hitler, non Moro. Avete ucciso per desideri infantili ingiustificabili in adulti come eravate già allora.
Continuo a non avere indulgenze per la Democrazia Cristiana, ma se mai vi fosse capitato di governare non sareste stati migliori.

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