• La povertà dell’Africa non è (più?) la fame. Forse nei villaggi interni, ma appena più su sono già alle merendine.
  • I problemi africani sono le strade, i trasporti, la costruzione di reti loro (non il latifondo delle multinazionali)  in agricoltura perché il modello “piccolo e sostenibile” non è possibile. Anche per agire contro l’urbanizzazione. Per la finanza e il denaro basta essere connessi (che è ormai un diritto).
  • Il partenariato euro-mediterraneo (Barcellona 1995) è fallito. Ripensare: la Finlandia e l’Islanda sono bagnate dal Mediterraneo; ma si è troppo ignoranti.
  • Da seguire la “loro” transizione: le classi dirigenti, i confini, il tribalismo, i clan stanno in mezzo fra le dittature e la democrazia. “Deve” resistere l’esempio Abji Ahamed somalo…
  • in Tunisia nel 2018 è stata varata la legge che considera reato il razzismo.
  • C’è paura da parte nostra per l’invadenza cinese. Più o meno come la nostra. Forse meglio. VANNO invece RIEQUILIBRATI I POTERI ESTERI sull’Africa
  •  Il governo degli Stati Uniti ha attribuito l’International Religious Freedom Award ad Abubacar Abdullahi che nel 2018 ha aperto la moschea per 262 cristiani assaliti da pastori musulmani (era in corso una lotta pe le risorse naturali in un’area di villaggi prevalentemente cristiani) IN NIGERIA.

 

 

 

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