La globalizzazione non solo è stata un’opportunità lasciata alla furbizia mercantile capitalistica che ha sostituito l’economia con la finanza dal potere politico di farne una piattaforma internazionalista culturale. Possiamo non avere capito, anche perché nessuno ha capito; ma adesso nono ci possiamo meravigliare se il mondo resta diversissimo, ma reagisce sotto un’uguale spinta. La paura, la perdita di sicurezza, l’egoismo, l’incapacità di capire che tutto sta cambiando; ma mentre tutto sta cambiando guardiamo indietro per recuperare valori e principi, come se valori e principi non viaggiassero nella storia e non dovessero essere sintonizzati su nuove lunghezze d’onda. Sono sempre i vecchi principi ma stanno facendo un passo avanti, se noi andiamo avanti; altrimenti è il blocco. Ma lo scontento “delle masse” va messo nel conto: in Cile contro il regime democratico come non si faceva sotto Pinochet; Venezuela con l’opposizione che si è autonomista in  in Parlamento e, nonostante milioni di espatriati, Maduro è sempre a Caracas; Ecuador ultraindebitato che alla minaccia di misure di austerità risponde inviando 50.000 Indios della Conaie a Quito; Evo Morales che ha amministrato bene la Bolivia contestato dal suo popolo; l’Argentina tornata ai persisti come me avessero la bacchetta magica; in Nicaragua il rivoluzionario comunista fa guerra al suo popolo e combatte la libera informazione e gli oppositori da eliminare anche fisicamente; in Brasile era arrivato Bannon con i dollari in valigia a far eleggere Bolsonaro semisconosciuto, per fortuna è uscito di prigione Lula;   in Messico con Andrès Manuel Lopez Obrador (Amlo) che ha vinto le lezioni pur essendo di sinistra, ma non è né chavista né cubano. Circolano gilet gialli anche la? o sono primavere arabe? “sardine”? E gli Usa come sempre.
Nell’Africa mediterranea gli stessi problemi, non un ricominciamento dopo le rivoluzioni dei gelsomini (che erano i giovani studenti possessori di cellulari) oggi abbiamo la ribellione alle restrizioni del vivere quotidiano. Purtroppo se al Nord le cose si complicano per la presenza di Israele, al sud prevalgono corruzione e lotte tribali, che mettono a rischio anche il cambiamento più autentico portato in Etiopia dal nuovo presedente. Hanno i cinesi in casa: diventeranno padroni circa come gli americani da noi dopo la seconda guerra mondiale. Ma se i cinesi esportano e colonizzano è vero, ma gli africani hanno una fame enorme di nuove tecnologie: per loro il cell’ è come il pane per le grandi distanze tra i villaggi, poi sapranno loro come usarne. In Uganda Museveni “regna” da 33 anni e nel ’21 ci saranno elezioni: antagonista un rapper famoso che ha consenso sulle radio e sui social e guida le proteste. Intanto il Pil africano cresce del 3-4 % all’anno. E il Rwanda ha prodotto il primo smartphone africano.

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