ALDO. CAPITINI

Un uomo dalla schiena dritta. Ma considerato strano da parte dell’opinione pubblica che non intendeva prestare ayenzione ad un professore che veniva indicato come il Gandhi italiano Troppa gente fatica ad accettare i profeti disarmati, rivelando che anche i migliori vogliono che le opposizioni siano dure, sostanzailmente non escludono le armi e l’odio.
Capitini era un intellettuale e un politico. Nato nel 1899, si trovò a vivere la parte migliore dei suoi anni sotto il regime fascista, da antifascista “biologico”: la nonviolenza era un abito mentale come un’allergia congenita. Una ragione di benessere universale a portata del mondo se l’educazione ci vaccinasse contro ogni forma di violenza. Che non è, come dovrebbero sapere tutti quelli che si dichiarano cristiani che pensano male di Gesù che, dopo la prima sberla fascista, porgeva passivamentel’altra guancia; citazione sbagliata perché la risposta ci fu: Gesù chiese perché lo si percuotesse: “Se ho parlato male, dimostrami dove sta l’errore; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?”.
E’ un metodo, come quello socratico, di chiedere conto delle cose argomentando per evitare che i normali conflitti degenerino in guerra. Infatti gli umani avrebbero inventato la diplomazia per evitare che su interessi diversi ci si debba ridurre al confronto armato. Mentre nei secoli passati le guerre erano accettate come dovere per chi le doveva combattere, oggi sembrerebbe evidente che un’Europa che non aveva mai avuto settant’anni di pace costante abbia vissuto gli anni migliori del secolo che era riuscito a produrre due guerre mondiali. Capitini, riformato per problemi di vista, studiava la realtà della prima: ovviamente comprese in anticipo la pericolosità del movimento guidato da un socialista massimalista come Mussolini e fu oppositore costante senza cedimenti carrieristici. L’università di Pisa lo licenziò quando rifiutò l’iscrizione al partito fascista e un aneddoto vuole che in rettorato qualcuno dicesse che avevano fatto bene a mandarlo via “perché era anche un galantuomo”. Si diceva anche che fosse diventato vegetariano non solo per non uccidere indirettamente nemmeno gli animali, ma per far pesare ogni giorno la sua scelta di nonviolenza in funzione antifascista alla mensa universitaria. Nel 1929 ripudia il Concordato tra il Vaticano e Mussolini e abbandona la Chiesa cattolica che aveva accettato un patto non di pace, ma di squallido interesse. Laterza, su presentazione di Benedetto Croce gli pubblica gli Elementi di un’esperienza religiosa. Avvalendosi del successo dell’opera, Capitini ritiene di dover non solo sostenere la sua filosofia libertaria e di uguaglianza, ma anche fare qualcosa, un Movimento liberalsocialista che rappresenta una premessa al Partito d’Azione de 1942. Naturalmente fa le sue esperienze di carcere come molti degli antifascisti che hanno preparato la Resistenza e la Liberazione. Inventa, dopo la fine della guerra, i Centri di Orientamento Sociale per educare i cittadini alla democrazia diretta. Uomo scomodo, interesserà poco la sinistra e sarà fumo negli occhi per la Dc, soprattutto dopo l’istituzione del Movimento di religione che secondo la sua esigenza di spiritualità intendeva proporre misure di riforma della Chiesa e dell’educazione religiosa. Perseguitato anche dai governi della Repubblica, un suo libro Religione aperta messo nell’Indice dei libri proibiti, sempre sospetto ai poteri e perfino ritenuto strano dall’intellighenzia italiana, il nonviolento professor Pinna, viene trasferito nell’università dela sua Perugia solo nel 1965. Quattro anni prima, il 24 settembre 1961, aveva organizzato la prima Marcia per la Pace e la fratellanza dei popoli, da Perugia ad Assisi, una dimostrazione del valore attivo e di lotta del pacifismo e della nonviolenza, entrambi fondati sulla solidarietà popolare dimostrativa che di fronte alla violenza e alla guerra non esiste possibilità di collaborazione. Da allora la Bandiera della pace è il simbolo dell’opposizione nonviolenta a tutte le guerre. Bandiera/simbolo che dovrebbe sventolare ogni anno per la “Marcia di Capitini”, ma anche senza esposizione formale, albergare nella mente di tutti i maestri e i genitori del mondo.

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