Dal 24 agosto al 5 settembre si teneva a Medellìn in Colombia la seconda conferenza generale dell’episcopato latino-americano: si percepì subito che era una tappa speciale, storica. Nasce in un continente politicamente oppresso, da alcuni episcopati particolarmente attenti ai problemi sociali,  coinvolti dalla Conferenza Nazionale dei vescovi brasiliani del 1952 (che diventò la Cnbb, approvata da Pio XII, ma realizzata da Camara e Montini) a cui tenne dietro la costituzione del Celam di coordinamento di tutti i vescovi latinoamericani. Ma spirava l’aura del Vaticano II e l’America Latina era pronta a recepirne la carica, in particolare dopo la pubblicazione della Populorum Progressio.
Tutta la Teologia della Liberazione nasce come rivoluzione di un continente che trova nella Chiesa la disponibilità ad aiutarne il riscatto. Noi in Occidente ce ne innamorammo, perché percepivamo, nonostante le nostre democrazie, i condizionamenti che limitavano anche da noi la giustizia e la libertà. Solo che ho sempre contestato l’adeguamento (quasi populista) a lotte che arrivarono al sostegno alle guerriglie. Da noi, in quanto cristiano-cattolici il problema era la dogmatica.

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