Umberto di Giovanangeli sottolinea il protagonismo ormai non più ambiguo dell’Arabia Saudita. Ragionando in termini moderni, è il vero centro del mondo islamico non perché contiene la Mecca e il monopolio dei pellegrinaggi, ma perché è capofila del sunnismo, la corrente maggioritaria dell’Islam ormai sfrangiata in diverse componenti radicali di cui quella wahabita saudita è la più importante. E’ anche il numero uno dei paesi petroliferi e i suoi petrodollari sono serviti a finanziare la maggior parte dei movimenti terroristi dell’Oriente (e, purtroppo, dell’Occidente). Non stranamente – perché la ricchezza è una religione a suo modo osservante – è un alleato degli Usa. Riflettiamo, gente, quanto complessa si è fatta la politica. E rifletta la Clinton che scientemente (ma non era meglio essere più prudente?) ha sostenuto la causa sunnita in Siria (come già Bush in Iraq). Non è certo facile prendere posizione perché la globalizzazione ha cambiato i connotati anche dei paesi arabi e islamici. Erdogan sogna di diventare il grande califfo che restaura l’Impero turco caduto dopo la prima guerra mondiale, eventualmente federando nazioni fino al Magreb sotto il suo comando. Al Baghdadi sarà sconfitto e finirà forse come Bin Laden (speriamo senza renderlo un martire). Ma c’è sempre un figlio di Bin Laden che adesso punta l’indice contro l’Arabia Saudita, accusandone il regime occidentalizzato e corrotto che Alqaeda intende combattere. Forse l’esportazione della conflittualità in Occidente sarà debellata; ma ha innescato una miscela esplosiva a più stadi in Oriente. Non potremo stare a guardare e certo non possiamo perdere di vista il petrolio; ma non sarà male cercare di saperne di più per capire che cosa può succedere (Israele tace, ma è nell’occhio del ciclone, se ciclone avrà da esserci). Inutile che il resto del mondo rivaleggi per ipotesi di supremazie: le grandi potenze debbono stare alle regole e lavorare insieme. L’Europa può essere importante come potenza localizzata nell’area di conflitti che possono comportare la pace o la guerra globali.

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