Le donne sono penalizzate dalla sentenza della Cassazione che limita l’assegno di mantenimento (inteso come mantenimento del tenore di vita che si suppone fornito e promesso “per sempre” dalla contrattualità matrimoniale) e tiene conto che la donna lavora e può provvedere a se stessa? Non direttamente, perché il matrimonio non è più lo stesso “vincolo” e i coniugi tengono già conto della separazione dei beni (la comunanza dovrebbe essere abolita). Tuttavia la formulazione mi sembra intenzionalmente sessista (“volete la parità? tenetevela”) e avrà ricadute non solo nel caso dell’ “uomo ricco”. Perché la questione è che quasi sempre (ma non sarà semplice andare caso per caso) l’uomo ha potuto mantenere livelli professionali, di reddito e di vita perché la moglie provvedeva gratis a rendergli possibile la libertà.
Forse non si doveva dire neppure all’inizio “mantenimento”, ma “risarcimento“.

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