Da sempre raccolgo testimonianze della virtù ancora eticamente non codificata che è la nonviolenza, una scoperta – quanto al nome – del dopo-seconda-guerra-mondiale. Si sta celebrando in Ucraina, Bielorussia e Russia (paesi in cui le confessioni cristiane sono divise) la celebrazione millenaria (1015) del martirio dei santi Boris e Gleb, assassinati dal fratello Svjatopolk, loro rivale nella lotta di successione alla morte di Vladimir il Grande. I due si erano rifiutati di alzare la spada contro il fratello e sono diventati simbolo popolare per i cristiani che debbono cercare la pace con metodi di pace. Putin non ha voluto assumere la celebrazione del millennio all’interno della Federazione russa perché i martiri della nonviolenza non sono un esempio in tempi di conflitti.

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