Il “movimento per la vita” – riconosciuto dalla gerarchia cattolica – ha  uno strano concetto di che cosa sia la vita. L’abbiamo conosciuto ai tempi dell’aborto e non siamo riusciti a fargli capire che le donne vorrebbero solo maternità desiderate e nemmeno che era meglio scomunicare le guerre che non uccidono embrioni ma persone vere. Oggi ha riempito piazza San Giovanni a Roma contro il “gender”, termine che da decenni in tutti i documenti internazionali e in tutti i corsi universitari rappresenta quella “differenza di genere” che ha inizio per tutti alle elementari con la morfologia dell’italiano: “ministro” fa ministra come “maestro” (gerarchicamente inferiore) fa maestra. Siccome i Papi se la sono presa con il gender (ha incominciato Benedetto XVI contro le suore americane femministe), sarebbe bene chiarire subito che implicitamente le donne si riferiscono anche al genere dominante: i maschi farebbero bene a riflettere sul loro genere e sull’uso della loro sessualità, spesso violenta e ancor più spesso malcerta e impaurita. Partendo da sé i maschi possono fare parecchi conti, non – come ha consigliato ieri Papa Francesco – con la castità (da loro imposta alla sola verginità femminile), ma con “chi sono” in quanto “genere”. Perché siamo in presenza di una patologia storica del pregiudizio. Chi insegnava i classici trent’anni fa rischiava se diceva che Alcibiade corteggiava Socrate e che i poeti lirici cantavano amori maschili.  Possibile che la Chiesa abbia balbettato qualche accettazione di  Darwin, ma guardi alla creazione con in testa il dito di Dio della Cappella Sistina? La natura (diciamo anche dio) è molto più fantasiosa di quello che, producendo sofferenza e morte, siamo stati educati a credere “normale”. Anche se qualcuno è così abitato dal pregiudizio da sentirsi assediato dallo stigma del peccato, nessuno è obbligato a cambiare “gender”: basterebbe che incominciasse a sentire che casto è l’uso del sé, corporeo e spirituale, nella libertà del consenso. Forse è così che rifiutano di capire chi è un qualche figlio/a “strano/a”. Ma intanto – se vogliamo parlare di vita – non sarebbe stata più bella una manifestazione per gli immigrati (compresa una messa espiatoria per le vittime annegate nel Mediterraneo)?

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