Rispondo alla proposta di altri amici cattolici che mi hanno mandato un report di un convegno ispirato alla percezione che “ma viene l’ora ed è questa”. Probabilmente un laico-laicista non capisce nemmeno il significato della formula. Tuttavia non mi sempre solo destinato ad un amico ilio commento
Caro Alberto, credo che non ti meraviglierai se non sono molto d’accordo con questa Koinonia. La riflessione di Mimmo Gallo arriva proprio mentre il Senato sta mutando il regolamento per realizzare parte della riforma referendaria per poter varare le leggi: quindi ci sono riferimenti da aggiornare e non di celebrare un evento che, post eventum, continua – a mio avviso senza ragione – a dividere il paese. Mentre la parte “religiosa” che per te è scelta di vita, a prescindere dalla mia collocazione laica, dovrebbe sempre discutere anche di questo mondo senza ricorrere alla teologia cattolica e senza indicare criteri politici (rievocano, proprio se vogliamo essere chiesa, il cattolicesimo democristiano). La lettura, forse superficiale, del report mi sembra apocalittica (nel senso banale dell’aggettivo), come se fosse già scontato un futuro destinato a rifare i monasteri. La speranza, essendo la più difficile delle teologali, chiede di prevenire, finché c’è tempo, i danni che si vedono vicini. Non mi soffermo su quelli sociali (che necessitano  proposte per seguire lo spostamento sistemico del lavoro – che non sarà mai più quello cdi prima – e di dare senso ai diritti di disoccupati, occupati occasionali, lavoratori (e lavoratrici) di telelavoro, precariato, lavoro nero, lavoro di immigrati e badanti  ormai metà degli occupati). Ma, da cattolici non clericali, proposte per difendere il Concilio a cui Papa Francesco sta tentando di dare un’ultima chance, pur essendo circondato da un’opposizione crescente al papa “eretico” (uno dei movimenti “per la vita”raccoglie perfino soldi per e-mail): se “viene l’ora ed è questa”, dobbiamo porre in primo piano proposte che uniscano e informino. La lettera degli amici che operano in Turchia su Koinonia per me è drammatica: in Turchia giornalisti, magistrati, docenti e oppositori sono in carcere con pene durissime, perfino di ergastoli, e nessuno si esprime a difesa di diritti che, per essere umani, sono anche cristiani. E non trovo riferimenti all’Europa (che non apprezzo troppo che si definisca cristiana), senza la quale la solita teologale più difficile viene compressa anche lei per tutti.

Probabilmente non è corretto criticare solo i report e l’amicizia per Raniero e per te (e i tanti che hanno trovano, certo, sollievo a sentire risuonare dentro il cuore parole giuste); ma a me sembra necessaria una politica (non di parte) che, senza ideologia ma con qualche idea, dia speranza alle generazioni che si sono succedute in settant’anni di libera Repubblica e in oltre cinquanta di chiesa finalmente pastorale ma che sono privi della percezione che ne abbiamo avuto noi. Da giovani per noi il Risorgimento o il Vaticano I sono stati argomenti di informazione ma non c’eravamo; e chi oggi  ha sessant’anni, quando Giovanni XXIII era papa, andava alle elementari o all’asilo. Ma “l’ora che viene” è la loro, loro il contesto, loro il diverso linguaggio, loro la possibilità di inventare nuovi “segni dei tempi.
Ma forse è già differenziato il linguaggio tra noi più esperti di vita. Comunque l’importante resta l’amicizia: se i cristiani si dividono tra chi “è di tizio o di caio” e non mantengono l’amicizia accettano di diventare partecipi delle frammentazioni che, poco o tanto, ricordano la logica amico/nemico che contraddice non solo sanPaolo, ma anche la democrazia. Oggi a rischio, esattamente come il futuro della Chiesa, quella dei  “principi non negoziabili”.
Un abbraccio forte
giancarla codrignani

Il giorno 05 dic 2017, alle ore 12:05, Mensile Koinonia <mensile.koinonia@gmail.com> ha scritto:
Pistoia, 5 dicembre 2017
 
Cari amici,
         per dare continuità alla giornata di “Chiesa dei poveri chiesa di tutti” del 2 dicembre a Roma, ecco alcune considerazioni a caldo, per quanto immature: il necessario chiarimento potrà venire dal confronto, se c’è chi si consente la stessa libertà di esporsi che io mi concedo!
Oltre questo, ad un anno dal referendum costituzionale, possiamo usufruire di una riflessione e di un bilancio che ci offre Domenico Gallo.
Infine, la lettera di Roberto e Gabriella Ugolini dalla Turchia può orientarci verso un Natale  a cuore aperto.
In ogni caso, sono comunicazioni che si fondono in un’unica passione e speranza e ci rendono vicini nel cammino di un avvento che è nelle cose prima che fatto liturgico.
Alberto

<KOINONIA-fORUM 542 doc.doc>

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