Di quella Big one non è prevedibile la scadenza, ma si profila all’orizzonte. Tutti i paesi sono sopraffatti dal debito e vivono di soluzioni tampone. Se l’indice Gini sul benessere mondiale registra il miglioramento anche delle posizioni dei paesi poveri, significa che il mondo intero è vissuto al di sopra delle possibilità reali. Ovviamente non sarebbe fatale essere prima o poi strangolati dalle regole prorogabili, eludibili, ma inesorabili. Ma era necessario avere l’intelligenza di intervenire tempestivamente e non lasciare trascorrere trent’anni di avanzamenti scientifici e tecnologici (non culturali e politici) come se il  benessere occidentale fosse destinato a far crescere “naturalmente” il welfare, mentre il resto del mondo arrancava al suo meglio. La crisi del 2008 ha dato il primo segnale dopo il mitico 1929: signori, si paga. Ne stiamo uscendo, senza aver capito che la prossima crisi sarà mondiale: finanza ed economia sono ormai interdipendenti e connesse: i mutui non onorati ingoiano le case abitate, che le banche sequestrano senza trarne risarcimento.
Chi pensa alla flat tax, a sopprimere la Fornero e a scontrarsi con la Libia (da cui riceviamo petrolio e gas, senza tenere a bada i francesi) non si accorge che i tassi di interesse sono in crescita a livello internazionale. Poco male per i filosofi, che non si scomporranno se vedono sparire il gruzzolo tenuto indifferentemente sotto il materasso, in banca, nei paradisi fiscali.
La foto di Conte imbarazzato davanti a uno Junker che gli fa evidentemente lezione non rassicura.

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