DENIS MUKWEGE è NOBEL

Giancarla Codrignani

Spero che tutte le donne che si occupano del contesto internazionale del femminismo conoscessero già il suo nome (premio Sacharov 2014), come quello di una delle anime più nobili, di un uomo che nel suo Congo – abitato da guerre che attorno a Bukavu hanno prodotto più di tre milioni di morti e innumerevoli donne ancora vive ma morte dentro – ha aperto un ospedale in cui ricuce grembi femminili devastati dagli stupri di guerra. Chiamarli “stupri di guerra” sembra giustificare che lo stesso strumento dell’amore dell’uomo possa anche violentare per odio sia di maschi contro esseri di cui altri maschi, “nemici”, sono proprietari, sia di maschi atavicamente nemici delle donne (e dei loro bimbi, perfino neonati! stuprati da altri maschi i – orribile a dirsi – “bambini-soldati”). Denis ha superato ogni disumanità e, da medico ippocrateo autentico, si è dedicato ad un’opera di assoluta “riparazione”. Riparazione irrisarcibile, secondo le sue stesse dichiarazioni: “Ogni violenza sessuale è di per sé atroce, ma troppo spesso qui ci sono casi davvero spaventosi. Penso agli stupri multipli, perpetrati anche da dieci soldati su una sola poveretta e che proseguono con l’introduzione di oggetti, colla, sabbia o chiodi nella vagina. E l’ultimo stupratore infila la canna del fucile e spara un colpo”.
Lui è un uomo eccezionale. Eccezionale anche che gli abbiano dato il Nobel.

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