Oggi la Corte di Strasburgo condanna l’Italia per violazione dei diritti umani, non per parzialità nei confronti dei gay, ma per mancato rispetto umano e mancata tutela delle vittime di stigma sociale. Anche le religioni possono imparare dai diritti universali laici e, nel confronto con i testi sacri, comprendere che la giurisprudenza internazionale indica esigenze fondamentali non contraddittorie con la libertà religiosa. Un cattolico tradizionalista vedrà come interpretare l’omosessualità; ma non può negare che si siano stati suicidi, denigrazioni, danni, individuali e collettivi, a causa di un pregiudizio che la Chiesa definisce “peccato”, categoria priva di validità giuridica e non universalizzabile. Con qualche problema di fondo maggiore, perché il divorzio e l’aborto non costituiscono obbligo e un non cattolico può astenersene; mentre avere una figlia lesbica o un figlio gay non può essere colpa.

Il valore che la Carta dei diritti dal 1948 propone agli Stati e agli/alle individui/e, comporta qualche riflessione “interna” sul valore specifico della persona umana. Si sente dire che, per non intaccare il “dogma” dell’indissolubilità, i divorziati risposati potranno accedere alla comunione dopo riconoscimento di colpa e relativa penitenza, ma solo a Pasqua. Il Concilio Vaticano II ha riconosciuto come fondante il matrimonio l’amore: la Chiesa sembra averne un barlume di conoscenza quando ammette all’eucaristia i conviventi che non fanno sesso. Ma è solo un barlume. Infatti la “relazione”, cioè la gioia di stare insieme, l’amore, sembra non fare ombra al sacramento. Ne deriva che il problema clericale è davvero la sessuofobia, secondo cui il sesso è benedetto se “naturale” (cioè anche materialistico, egoistico e ineducato, di solito a spese della donna), non perché espressione di amore umano. Infatti è solo questa la relazione non biologica che garantisce la riproduzione umana: nessuno dimentichi l’espressione di Papa Francesco “non siamo conigli”…..  A questo proposito, bisogna aggiungere un altro richiamo ai cattolici che si sentono minacciati dal “gender”: i figli delle lesbiche e, direi soprattutto, dei maschi gay sono certamente i più “voluti”. Certamente non arrivano “per caso” come succede a sprovvedute (ancor oggi) quindicenni che genitori anche cattolici portano subito ad un ambulatorio privato. Due persone non possono essere genitori se sono dello stesso sesso? Giovanardi, perché non propone una legge per togliere i figli al coniuge che resta vedovo e  non può più rappresentare maschilità e femminilità di sesso? oppure non è vero che solo l’amore è umano, supera la legge antica e si fa diritto?

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