ECUMENISMO SECONDO LE DONNE

Giancarla Codrignani

L’ottomarzo del 2015 dieci Chiese cristiane pubblicarono un “appello ecumenico” Contro la violenza sulle donne. La suggestione rimase, creativa, nel cassetto di Paola Cavallari – responsabile del Segretariato Attività Ecumeniche di Bologna – fino al marzo 2019, quando, dopo una lunga gestazione, ha potuto annunciare l’istituzione di un Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne, nella sede della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII.
Le motivazioni di fondo iscritte nel Protocollo d’Intesa costitutivo sono assolutamente originali: “agire per un contrasto alla violenza di genere a partire dalle iniquità che le Chiese/comunità religiose hanno esercitato (esercitano) in forme differenti. In queste pieghe (anche se non solo in queste) si annidano – come hanno sottolineato molte teologhe, teologi, esperti ed esperte alle tavole rotonde – i germi delle strutture di violenza”. Contestualmente ha edito un libro collettaneo – Non solo reato, anche peccato. Religioni e violenza contro le donne – in cui sono stati raccolti studi di merito sulle tematiche che hanno unito donne di diverse appartenenze religiose. E’ stato, dunque, molto bello assistere alla firma del documento: ventidue donne che firmavano a rappresentare le religioni ebraica, musulmana, induista, buddista; e, tra le cristiane, l’ortodossia di declinazione rumena e le diverse confessioni evangeliche (luterana, metodista, valdese, battista, anglicana, avventista e pentecostale) e, ovviamente, le cattoliche.
Sono donne che hanno accettato la sfida della riconciliazione? Questo è l’intento. Mission difficile, visto che la caratterizzazione teologica delle religioni e delle confessioni resta tenacemente legata alla tradizione contro il bisogno di superare divisioni che la storia ha reso incomprensibili (rispetto all’anglicanesimo, dobbiamo portare per sempre le conseguenze teologiche del divorzio di Enrico VIII?) e dannose per il futuro di tutte le religioni. Forse, secondo il principio femminista, il riconoscimento della diversità non deve impedire l’uguaglianza. Prima, dunque, delle differenze dottrinali e delle tradizioni rituali diverse, dovrebbe apparire necessario il rispetto al principio comune della pace, aspirazione e fondamento di tutte le religioni, che è anche contraddizione suprema di fronte alle tante scelte di guerra fatte perfino in nome di dio. Anche la guerra che oppone un genere all’altro con forme di violenza che arrivano al femminicidio.
Le donne ci provano. Sarà difficile; ma, qualunque ne sia l’efficacia, è importante disporre di questo Osservatorio. Il rodaggio si aperto subito e riguarda tutte, a partire tuttavia dalle cattoliche che, a causa delle dimissioni dell’intera redazione, si sono trovate private del supplemento Donne, Chiesa, Mondo dell’Osservatore romano: forse, ultimo disturbo era stata la denuncia dell’ultimo articol, sulla violenza dei preti che abusano delle suore. Denuncia non nuova, se dal 1994 era noto che le superiore di Ordini femminili in Africa avevano inviato alla Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica dossier che denunciavano come la paura dell’aids avesse indotto dei preti a entrare nei loro conventi e ne fossero derivate tragici effetti. Le suore – che sono donne come tutte noi – consapevoli che i loro problemi non fanno notizia, in occasione degli Stati Generali degli episcopati sulla pedofilia, hanno approfittato della condanna di abusi che nulla hanno a che vedere con la violenza di genere, e, ottenuta dal Papa una tribuna, avevano espresso le loro accuse. La solita omertà “di genere” della stampa aveva consentito la prassi della sedazione a ricoprire d’ombra l’intervento.
L’Osservatorio sulle violenze contro le donne si inaugura registrando una violenza cattolica a danno della libertà femminile: le donne di religioni e confessioni diverse si sono impegnate ad essere ecumeniche mantenendo le loro differenze di fede; ma sono tenacemente coerenti con il loro essere donne: se la dignità di genere è uguale, il danno di una è il danno di tutte. Forse riusciranno a fare davvero ecumenismo.