ELEZIONI 4 MARZO 2018

Giancarla Codrignani

E’ passata una settimana. Personalmente rattristata (ma anni fa a Bologna si era già vista la sinistra perdere il Comune per incapacità e divisioni interne). Ma anche arrabbiata: da troppo tempo la gente ignora che il mondo cambia e – dispiace il verbo – “rottama”.

Sono stata accusata di essere renziana; rischierò anche il “craxiana”. In Parlamento ho sempre votato contro Craxi, ma è con lui che era suonato l’allarme. I problemi, infatti, si affrontano quando si evidenziano. Purtroppo solo il modo (disatteso) con cui Berlinguer aveva posto la “questione morale” aveva preso di petto il nodo del problema.

Dopo che il latte è stato versato non serve ripetere all’infinito il “che fare?” senza contestualizzare i danni e le responsabilità dei ritardi e solo la storia farà capire se hanno vinto le rivoluzioni o le mediazioni. Bolscevichi o Menschevichi? Lenin o Rosa Luxemburg? “Viva Marx-Lenin-Mao” o il riformismo? Berlinguer, Gorbaciov, (Renzi) da bocciare? Per i partiti non aver capito diventa, sempre, colpa dei segretari: Berlinguer si salvò dall’odio interno al Pci perché morì prima; Renzi per fortuna è vivo, ma è stato odiato e fatto fuori da quelli di casa. Comunque, ok le simpatie, ma i leader passano. Sempre. Restano le idee. Se ci sono. Meglio: se, a tutti i livelli, si cercano.

Da quanti anni abbiamo visto declinare le socialdemocrazie nordeuropee? Dove sono finiti gli estimatori di Tzipras addirittura fondatori di un partito europeo con il suo nome, mentre quello stesso leader sta sacrificando il proprio futuro politico per salvare dal fallimento il suo paese? e mentre il Pasok, il vecchio partito socialista greco, surclassato da Syriza, dal 45% è passato al 5%. Anche lì tornerà la destra, si spera non nella forma sperimentata sotto il regime dei colonnelli meno di cinquant’anni fa.

In Italia la disgregazione è iniziata nel ’92: “mani pulite” fu un normale processo di corruzione (dove Di Pietro era già un “grillino”). Solo che due anni dopo cinque partiti (Dc, Psi; Pri, Pli, Psd) erano definitivamente scomparsi. Non per la corruzione, ma perché erano “vecchi”. Vacillava infatti già allora la “forma-partito”. E oggi Macron chiama il suo partito(?) En marche e in Italia il movimentismo (preannunciato dalla società civile con i “girotondi”) ha preso il nome di un albergo. Negli anni del neoliberismo noi di sinistra “eravamo contro”; ma non avevamo articolato nemmeno una strategia di contrasto. Dopo si cercò di rimediare: nel 2002 era ormai in questione l’art. 18 e Bruno Trentin, segretario Fiom, si dichiarò contrario al referendum che divideva l’interesse dei lavoratori. Adesso è sopraggiunta la paura dell’uomo solo al comando… vogliamo pensare a Togliatti? I “gigli magici” si sono sempre visti, mancava solo il nome. Anche oggi sono sempre lì, i “fedelissimi” (e Berlusconi ha ripreso la campagna acquisti)…

Gli amici della “sinistra più a sinistra” sono come papa Benedetto XVI: “i principi non sono mai negoziabili”. Per fortuna non solo in politica i principi si negoziano, altrimenti vivremmo solo di guerre, crociate, pogrom e femminicidi.

La signora Meloni è andata da Orban per cercare consenso, ma solo per propaganda: il patto di Visegrad non accetterà di farsi responsabile di un paese che porta in dote 2.300 mld. di debito (per giunta senza più l’aiuto di Draghi): non è un caso che Andreotti andava con il cappello in mano.

LeU ha perso e Boldrini elenca i buoni propositi di quelli che normalmente sono gli interessi di un popolo di sinistra. Peccato che non sia riferibile a quello italiano. Per cui: era ragionevole sostenere la centralità del lavoro, sapendo che il lavoro non sarà mai più quello di prima e sostenendo i diritti di tutti i lavoratori, non solo dei garantiti e del pubblico impiego, ma di chi non può più scioperare (precariato, telelavoro, lavoro nero, badanti)? E senza pretendere al primo posto nei contratti la formazione? O bisognerà prendere atto che, davanti all’immigrazione, la storica “solidarietà di classe” è diventata egoismo individualista?

Carofiglio, senatore Pd uscente ha riconosciuto l’errore di aver votato la riforma dell’art.81 Cost. (2012), che inserì il “pareggio di bilancio”: uno solo si assume la responsabilità di un danno arrecato plebiscitariamente alla sacra Carta? E nessuno dei votanti “no” alla recente riforma degli Ordinamenti (che non sono i Principi) è sicuro che voleva davvero questo esito?

Insomma il pre-politico è diventato post-politico restando, e proiettandosi al futuro, antipolitico. Flat-tax e reddito di cittadinanza sono state promesse senza nemmeno uno straccio di documento scritto a spiegazione di che cosa debbano essere. e la gente è andata a chiedere i moduli per il sussidio…. La Germania è stata cinque mesi senza governo: ha potuto permetterselo, avendo elaborato con la Spd un documento di 167 pagine.

Noi, privi di garanzie, dovremo vedercela con l’Europa per non andare in bancarotta. E chi pensa di uscirne, non dice che dovrà comunque continuare a pagare gli interessi sul debito: la gente sembra ignorare che nessuno ha bacchette magiche per soddisfare le giuste esigenze dei giovani inoccupati, degli impoveriti, dei nuovi esclusi, primi tra i quali gli immigrati. E’ vero che anche il Pd e gli altri di sinistra (ma ancor meno i media) hanno fatto poco per far capire lo stato delle cose e la necessità di consolidare in ciascuno dei cittadini fiducia e speranze: il discorso politico più importante durante questa campagna l’ha fatto Favino al Festival di Sanremo. Disgraziatamente il paese si è integrato (da decenni!) nella cultura alla Maria De Filippi e Facebook; perfino i concorsi per l’insegnamento dimostrano quanto sia stato, purtroppo. vincente.

A proposito di omissioni. A nessuno fa impressione che la cosiddetta “grande risorsa” delle donne – il 52 % dell’elettorato – abbia avuto spazio nelle tribune antiviolenza, ma politicamente è stata invisibile? I vincitori ignorano i diritti , anche quelli di parità che non sono solo il numero di donne in Parlamento….

In queste condizioni è grave che ci sia chi giudicherebbe positiva un’intesa del Pd con M5S. Si autenticherebbe che i grillini sono “di sinistra”, cosa falsissima e si conforterebbero i molti di sinistra che li hanno votati (e che non è detto che li seguiranno per sempre). Inoltre inutile rifiutare l’evidenza, se “questo” socialismo si sta estinguendo: non vuol dire che “è finito”. E’ finita una tappa e bisogna progettarne un’altra. Chi accettasse di naufragare nel populismo pentastellato sarebbe assorbito senza rimedio anche in futuro: purtroppo le “larghe intese” e gli “inciuci” sono piaciuti alla sinistra fin dalla prima Repubblica. Anche perché – non sarà una soddisfazione – ma varrà la pena stare a vedere come gli apparenti vincitori riusciranno a creare un programma comune senza dividersi e tirare la coperta da tutte le parte. Chi aspira ad una presidenza di Camera o Senato vede giustamente l’aspetto mediatico della carica: di fatto nessuno ha mai presieduto senza il sostegno tecnico dei funzionari; e il partito perde un voto perché chi presiede sta al di sopra della parti e non vota.

L’opposizione ha i suoi vantaggi, se la si sa fare: la maggior complessità del mondo moderno comporta maggior competenza nell’argomentare e capacità di far esaltare dai media le ragioni di contrapposizioni, consensi e proposte di emendamenti. Forse il cittadino può finalmente imparare che la Repubblica è parlamentare e che il Governo non è lo Stato. E forse potremo anche noi avere l’alternanza tra progressisti e conservatori (sempre che si chiamino ancora così).

Noi di una sinistra che da trent’anni vive nella globalizzazione senza avere mai pensato di farci i conti, teorici e politici, abbiamo un patrimonio ancora importante, purché non lo si tratti come un oggetto di culto: i giovani hanno bisogno di qualcosa di valore, che dia speranza e faccia sognare (pur con i piedi per terra) per potere pervenire a scelte comuni democratiche. Da Gramsci a Spinelli il patrimonio non è stato dilapidato. Si accusa l’elitismo borghese che vota Pd; ma deve impressionare che dietro Salvini, Di Maio e Berlusconi non ci sia nessuna idea, nessun teoria, nessuna cultura, nessun nome di pensatore che ne garantisca il fondamento.

Intanto dobbiamo subito metterci all’opera per le elezioni europee dell’anno prossimo…

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