Questa mattina aprendo i giornali, ho visto la foto dell’ausiliare di Managua inginocchiato accanto al letto d’ospedale  di Ernesto Cardenal a chiedergli la benedizione “come sacerdote della Chiesa cattolica”. Mi sono venute le lacrime. Riparatrici della mia rabbia quando, nel 1983 Papa Wojtyla reagì duramente davanti a Ernesto, ministro delle Cultura del Nicaragua, inginocchiato ai suoi piedi, e con il dito alzato lo rinnegava come confratello. Sono ancora affezionata alla mia esperienza di membro osservatore delle prime elezioni libere della più bella e gloriosa rivoluzione latinoamericana. Ho conosciuto personalmente le persone che facevano parte del governo finalmente democratico che avrebbe ricevuto un premio dall’Unesco per il miracolo di essere riuscito, con una campagna di alfabetizzazione entusiasmante che aveva avuto il contributo di tutti gli intellettuali, i maestri, gli studenti universitari ma anche delle superiori, a liberare davvero, con questa prima iniziativa, quel piccolo paese.