La principale differenza dalla riforma Berlusconi del 2006 è il presidenzialismo, vale a dire l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, vale a dire la Repubblica da parlamentare diventa presidenziale.
Un esempio di che cosa succede quando davvero l’uomo solo è al comando: Nicolas Maduro, l’erede di Hugo Chavez, eletto nel 2013 (con scadenza nel 2018) presidente del Venezuela, repubblica appunto presidenziale, è stato sfiduciato nelle elezioni legislative e il suo partito (Psuv) conta su 55 seggi contro 112. Il Presidente si è barricato in palazzo Miraflores e non si dimette. Con un procedimento “revocatorio” un referendum potrebbe portare a nuove elezioni, purché si tenga prima del biennio finale di presidenza (nel caso prima di gennaio 2017) e si ottemperi al passaggio delle consegne al vicepresidente. Ma Maduro controlla il Tribunale Supremo che annulla tutte le leggi votate dal nuovo governo, lo Stato non paga lo stipendio ai deputati e non eroga i finanziamenti per il funzionamento del Parlamento. I militari, assai favoriti da Chavez e Maduro (governano anche gli ospedali), ricevono promozioni e mantengono il controllo. La crisi economica è terribile, i negozi (anche le farmacie) sono vuoti, l’unica risorsa, il petrolio è ai minimi storici (e le risorse vanno in riparazione del debito contratto con la Cina), la gente emigra (Colombia) e le compagnie (anche Alitalia) non atterrano a Caracas. L’inflazione è al 700 %.

Condividi