A Siracusa quest’anno presentano Elena (412 a.C.) e Le Troiane (415 a.C.). Mi dispiace di non aver avuto l’esperienza della regia delle “mie” tragedie. L’ironia antiebraica dell’Elena e la sofferenza delle Troiane stanno dentro la “cifra” europea che mi è congeniale. Entrambe rappresentate durante la guerra del Peloponneso con le sue fasi alterne, trentennali e catastrofiche per la libertà. Peccato che quando il collega/teatrante Bonazzi (Gabriele) che pensava a mettere in scena le Troiane con donne immigrate non siamo riusciti a pensare seriamente il progetto. Spero che emerga l’intenzione di Euripide di demolire senza moralismi e senza retorica la condanna delle ideologie tradizionali: che cosa significa vincere se i vinti sono infinitamente superiori; e se i vinti sono le donne dei vinti. Così Elena, la geniale, davanti a un Menelao vestito da poveretto, che è davvero un poveretto, ma è stato un vincitore, mentre lei è in realtà una grande rifugiata.

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