Da Altiero Spinelli ho imparato che, se si ha un’idea, comprovata a sé stessi e a molti altri come giusta, le si resta fedelmente legati “a prescindere”. Il Pci aveva avuto l’intelligenza di portarlo in Parlamento sottraendolo all’oscurità politica, ma la sinistra non è mai stata davvero europeista e non lo sostenne abbastanza quando finalmente la Comunità europea ebbe il suo Parlamento, nato subalterno al Consiglio dei governi. Nella Commissione esteri di Montecitorio Altiero sosteneva la sua parte di indipendente intervenendo e sopportando, aiutato dall’ironia di chi conosce il gioco delle parti. A Bruxelles e a Strasburgo doveva essere un’altra cosa: lavorava per la “sua” Europa. Furono anni di grande attività, ma anche di grandi rabbie e grandi delusioni. Se in Italia la sinistra non faceva fuoco e fiamme per consolidare una coscienza popolare europea ancora fragile – certo eravamo più europeisti allora di quanto non lo si sia ora -, in Europa alle affermazioni di principio non seguivano risoluzioni concrete. Era già partito il piede sbagliato di una Comunità, europea sì, ma non politica, solo “economica”. Altiero non poté usare l’euro per il caffè, ma certamente avrebbe ritenuto fondamentale l’approdo alla moneta unica; tuttavia non rappresentava il corrispettivo di  vent’anni di lavoro  finalizzati all’unità politica. Tornava a Roma furente per aver dovuto subire la politica dei piccoli passi, del piétiner sur place, dei rinvii a tempi indeterminati. Ma non pensava nemmeno per ombra di gettare la spugna: l’obiettivo era troppo grande e richiedeva “pazienza”. Lo diceva a me che, dopo aver condiviso il rammarico di quelle che mi sembravano – ed erano – sconfitte, ero più arrabbiata di lui. Oggi sarebbe molto inquieto, ma l’amarezza di veder franare anche la debole costruzione fin qui realizzata non gli impedirebbe mai di incalzare Bruxelles gridando o mediando e di lottare con la forza di tutte le parole per evitare all’Unione europea, la sua creatura, il ritorno a Ventotene. Ma, quand’anche, l’idea necessaria resta quella.

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