Fa bene Chiara Saraceno a ricordare sul Mulino un 2 gennaio del 1966 che vide ad Alcamo liberata dall’arresto Franca Viola avvenuto il giorno di Santo Stefano, in seguito al sequestro e allo stupro da parte di Filippo Melodia, con cui aveva rotto il fidanzamento dopo che l’uomo era stato arrestato per furto e appartenenza a una banda mafiosa. L’intervento della polizia era stato concordato con i genitori della ragazza che, proprio per consentire l’arresto in flagranza del Melodia, avevano fatto finta di accettare il fatto compiuto e l’inevitabilità del matrimonio cosiddetto riparatore. Per cancellare quella norma passarono trent’anni, un mese e il varo di due leggi: neppure la riforma del diritto di famiglia nel 1975, che aveva cancellato l’asimmetria legale tra marito e moglie nel matrimonio rimasta in vigore in barba al dettato Costituzionale (art. 29), lo aveva eliminato come possibilità. “Troppo tenace e radicata era l’idea, documentata anche da Pasolini nel suo documentario Comizi d’amore del 1965, che l’onore di una donna stesse nel rapporto giuridico che aveva con l’uomo che ne faceva, letteralmente, uso, con o senza il suo consenso. La verginità al matrimonio non era il “dono” che la donna faceva allo sposo (per altro senza reciprocità), ma una concezione del matrimonio che legittimava qualsiasi prepotenza, sessuale e non, del marito sulla moglie. Piuttosto era la garanzia che si trattava di “merce non avariata”, che come tale, analogamente al tradimento anche solo sospettato della moglie, “disonorava” indirettamente anche l’uomo cui era legata come moglie, figlia o sorella. Era lo stesso concetto di onore che stava alla base del mostro giuridico che andava sotto la dizione “delitto di onore”, non a caso abrogato  contestualmente al matrimonio riparatore dalla legge 442 del 5 agosto 1981.In quegli anni, infatti, e ancora fino al 1981 quando la norma venne definitivamente cancellata dal codice penale, il matrimonio non “rimetteva a posto” le cose solo agli occhi dell’opinione comune. Cancellava anche il reato di rapimento e di stupro”.