Forse nemmeno quelli di Taormina sono bene informati sul significato di averci visto un “summit”. Certo ben pochi italiani, anche tra gli informati sui diritti civili e sulla cooperazione con i paesi un tempo detti “in via di sviluppo”, sanno che siamo alla vigilia di un G20 sull’Africa. Eppure Salvini e ignobili seguaci M5S tuonano contro l’immigrazione e amano lo (ius del) sangue (di guerra).
Quando Berlinguer predicava la necessità che i ricchi facessero un po’ di “austerità” per impoverire il Nord e dare respiro al Sud del mondo e dell’Italia, trovò il rifiuto anche in casa sua. Oggi è una necessità per prevenire che altri conflitti insanguinino il mondo e in particolare, per la conseguenze che refluiscono dal continente africano, l’Europa mediterranea. L’Africa “si è sviluppata” per merito proprio più che per la cooperazione non disinteressata di noi ricchi. In genere in tutti i paesi è emersa una società civile consapevole dei propri diritti di autonomia, ci sono università di miglior qualità, è aumentato il livello delle istituzioni ospedaliere e scolastiche, le foto dei bambini non mostrano più pancine gonfie (anche se la fame è ancora un problema), si tentano progetti ambiziosi nel campo energetico non solo dell’ampliamento dei pozzi petroliferi ma anche del solare, dei trasporti con la progettazione di autostrade e ferrovie (con “assistenza” cinese). Certo è aumentata la spesa militare (chi vende le armi ai poveri? la Germania ha creato perfino una nuova base militare in Niger al confine con il Mali), cresce la tentazione di esasperare i conflitti etnici, la corruzione non diminuisce, si sono attivati populisti simili ai nostri che deportano nelle foreste i senza dimora e, ovviamente, ci crescono le emigrazioni interne al continente. Se vogliamo aggiungere l’islamizzazione e un accordo pro-Al Qaida in Sahel o il fallimento degli accordi di pace in Sud Sudan e il pericolo di nuovi caos in fase esplosiva, abbiamo un quadro realistico per occuparci urgentemente di capire quale genere di responsabilità “globale” vogliamo assumerci (perfino, diciamolo, nell’interesse di conservare per noi quelli che chiamiamo i diritti universali).
L’UE ha dato 140 mld per la cooperazione con l’Africa (40 % del totale aiuti): forse bisognerebbe rivederne la progettazioni e gli obiettivi. Poi ci sono gli interventi privati, che sono in gran parte su petrolio, gas e prospettazioni del settore e multinazionali non disinteressate. Comunque, dice il FMI i passi di sviluppo supereranno il 3%.

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