I BAMBINI, LA SCUOLA, I RISCHI
Giancarla Codrignani
Capisco tutto. Se volete anche la ministra Azzolina, tanto più che le hanno dato un mld. e si è riconciliata con i presidi. Ma la situazione ha bisogno di consapevolezza collettiva. Perché il governo “deve” dare le linee-guida per garantire la scuola esattamente come si è cercato di garantire la sicurezza del ritorno al lavoro. Il governo sta dando non garanzie, ma regole: non si poteva non tornare a lavorare e produrre, ma delle modalità notificate siamo responsabili individualmente: stiamo condividendo il rischio. Leggere che “senza certezze sulla riapertura delle scuole siamo pronti a occupare” significa fare conto di non sapere che bisogna prevedere tutto “come se” (e questo è prevenzione doverosa e anche impegnativa), ma nessuno sa se avremo sicurezze in autunno. Il virus è instabile, va a suo modo, in grandi paesi sta dilagando anche perché è inverno (in America Latina), negli Usa ha colpito più di 20 milioni di contagiati, i focolai sono un po’ ovunque: se gli aeroporti europei non sono tutti chiusi, possiamo sperare, non sentirci sicuri. Tutti adesso dobbiamo sentirci non solo responsabili, ma cor-responsabili. Se i lavoratori vanno al lavoro con tutte le attenzioni prudenziali, anche i bambini saranno immersi nello stesso rischio. Non dimentichiamo che possono essere portatori sani e per questo non possiamo abbracciarli né portarli dai nonni. Le mascherine dovevano essere pronte subito senza imbrogli e ricatti, ma non è stato colpevole non averne miliardi nella polvere dei depositi prima di aver conoscenza del virus. Le lagnanze e le pretese debbono starsene buone se in autunno non sarà pronto il vaccino: tutto andrà bene, solo se non ci saranno scriteriati che non stanno rispettando le regole. Nei luoghi partecipati si usano le mascherine, il controllo della temperatura, il lavaggio delle mani e la sanitarizzazione dei locali: girare a volto scoperto, stare sportivamente nei “campetti e nelle bocciofile non distanziati, tripudiare in massa per partite vinte o perse, concerti, compleanni, affollare di giovani le “bande” per farsi una birra con scambi di abbracci e baci, godere incautamente delle spiagge fa dubitare che a settembre si possa aprire l’anno scolastico.
C’è da essere preoccupat anche se “tutto andrà bene”: in autunno i conti saranno pesanti: la cassa integrazione non è eterna, negozi e locali che lavorano al ribasso non possono confermare tutti i lavoratori ed è necessario prolungare la cassa integrazione; il “nero” è difficile da controllare, l’usura si sa cos’è, le mafie si prenderanno altri pezzi di manovalanza, la Cina “aiuterà” le grandi imprese in deficit…. Non saranno tranquille le dinamiche tra le parti politiche per strumentalizzare elezioni regionali – ben sette – decisive per gli equilibri nazionali e ancor più desolante la presenza di un referendum che può consegnare inerme il prossimo Parlamento nelle mani dei governi e Conte tenta già di abituarci.
Se questo è il quadro, reinventare l’anarchia non serve. Se le famiglie non ce la fanno, i sindaci possono andare in pellegrinaggio da Conte che democristianamente replicare gli interventi a pioggia e tenta di far passare anche i condoni e la mancanza di controlli sugli appalti, in un paese in cui oltre 4.000 imprese hanno fatto domanda per ottenere il sostegno governativo senza averne diritto, mentre non si è saputa regolare l’effettività dei provvedimenti varati.
Sembra una novità, ma sono anni che le donne abbandonano il lavoro alla nascita del secondo figlio e oggi sono rimandate dentro una famiglia non fatta per loro perché resta l’ammortizzatore che da sempre sostituisce i servizi sociali. Oggi, i servizi dovrebbero essere un diritto, che fa comodo ritenere “nuovo”; così gli asili dei bambini e delle bambine restano “a domanda individuale” e ricevono risposte pubblico/private. Richiesta di provvedimenti urgenti? Oppure è questione di quella “visione” che impedisce di pensare la cornice di progetti e provvedimenti che realizzino diritti a cui le donne sono interessate non come oggetto di eventuali benefici, ma come detentrici di interessi generali che le respingono come interlocutrici anche se sono donne di governo?
Giovani mamme: il bambino dove lo mettiamo? Perché il piccolino è il giovane cittadino di domani ed è lui il titolare dei diritti alla salute, al benessere e all’educazione. Ma l’eredità del pensiero femminista sta nella cultura di cui siete portatrici: se le bisnonne che volevano lavorare si organizzarono per chiedere al governo la “materna” , gli asili che avremmo chiamato “scuola dell’infanzia”: vi viene mica in mente che è tempo di chiedere qualche legge che segni un passo avanti nell’esecuzione dei diritti vostri di lavoratrici e dei vostri bambini. NO vi accontentate del “bonus” babysitter e delle promesse provvidenze per “la famiglia”? Dalle crisi possono uscire danni, ma anche benefici se non si lascia la pancia sola a governare la paura.

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