Sul Messaggero Alessandro Orsini pubblica le “giustificazioni” di Erdogan. Che i turchi non vogliano uno “stato” curdo può andare, ma che sia “una minaccia esistenziale” come per Trump la Corea del Nord è un paragone inaccettabile. Non è nemmeno come per i catalani: i curdi sono “un popolo, a partire dalla lingua e la cultura, peccato che abitino parte in Turchia, parte in Iraq, Siria e Iran. Difficile ottenere donazioni territoriali da quattro Stati sovrani.
Solo che, nemmeno l’Onu può fare i conti con l’ignoranza dei Sykes e dei Picot che si spartirono l’Impero ottomano in cui tutti avevano il loro spazio, ma il dominio era del Sultano. Oggi Erdogan – e per questo era pericoloso accogliere la Turchia nell’UE – ha l’ambizione di restaurare un suo impero, per giunta musulmano osservante. C’erano conti, non da saldare, ma di nominare, quando si è creata la Nato. Infatti oggi non possiamo fare la guerra a un suo membro, il più forte e strategicamente importante. Ma, comunque La Nato si dovrebbe porre la questione del “che fare” quando uno dei partner aggredisce senza causa un altro popolo. Questa volta non è possibile sfuggire.
Perché siamo sfuggiti. Che cosa voleva Ocalan? Che cosa voleva Leyla Zana, parlamentare eletta in Turchia che fu incarcerata per aver preso la parola in curdo in Parlamento? Perché mai Rutelli le attribuì la cittadinanza onoraria di Roma? perché “erano tutti comunisti”? Anche gli Stati liberi dentro le ideologie, il perbenismo, le mode….