Forse è quello che la persona che meglio mi conosce limita all’intuito. E’ certamente vero che l’intuizione femminile esiste (me lo diceva sempre Bassanini quando riprendevo qualche giudizio imprudente suo o del Gruppo della S.I.), ma è una qualità che sta nella mente ed è possibile a tutti. Anche perché la mente non è esprenea al cuore e alla pancia. Comunque, questo per dire che, – da quando frequentava i comunisti e mettendoci dentro l’esperienza di mio padre che vedeva i limiti del comunismo dal patto Ribbentrop/Molotov – non avevo il minimo dubbio che non poteva reggere per sempre un sistema senza libertà in comunicazione con un mondo democratico. Me lo riconobbe anche don Angelo Carboni, anticomunista viscerale, che era stato il mio prof. di rel. al ginnasio e che mi sospese l’affetto quando mi candidai per farlo venir fuori dalla repressione quando lo incontrai per strada ed era esposto alla sorpresa: “L’avevi sempre detto…”.
Per questo il 7 novembre – fanno trent’anni dalla caduta del muro – la mente torna a Rastropovich che suona il violoncello sotto il muro che non c’è più. Quello fisico; per il metafisico provvide la Germania di Kohl. Paolo Garimberti, vecchio giornalista pubblica l’elenco di come il muro era iniziato a crollare e parte dalla Conferenza di Helsinki (1975) quando 35 paesi (gli europei, anche il Vaticano, e Moro per l’Italia, con Gerald Ford e Breznev adottarono nell'”atto finale”  il “terzo cesto” dei diritti civili: due anni dopo la Jugoslavia aprì la prima conferenza di revisione dell’Atto, a Mosca si fanno risentire i “dissidenti”, nasce il Comitato per il controllo dell’applicazione degli accordi di Helsinki, i dissidenti esiliati dall’estero si facevano sentire, in Polonia si forma un Comitato per la difesa delgioperai (Kurov che scrive anche a Berlinguer,, Lipsky, Michnik), Santiago Carrillo ritiene la rivoluzione d’ottobre “la nostra infanzia..ora siamo diventati adulti”, è l’eurocomunismo,”Carta ’77” in Cecoslovacchia, la Germania Est. Poi tornano anni di chiusura, di recupero del vecchio standard, le “mummie semoventi”, poi arriva Gorbaciov, la glasnost, la perestroika. Ma i pochi anni dopo Helsinki e i testo dei principi contenuti nell’Atto, mostrano che Helsinki fu importante per veicolare la voglia di cambiamento.
Bello risentire i nomi di tanti che contribuirono in quel periodo, nelle aspettativa, ma anche nel fino degli ortodossi. Jurij Orlov, Sakharov, Michnik, Dubcek, Havel,  Hajek Mlynar, Biermann, Christa Wolf….

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