Era il suo approdo. La fedeltà agli ideali ha un prezzo se pretende si cambiare il mondo perché spera che il popolo sia come lui. Se l’amministrare lo stato costa compromessi con una realtà limitata, la tentazione è ostinarsi a tornare a provarci anche se la coscienza sa che da soli non si va da nessuna parte. Si sa che si muore. Ma quelli che, incapaci di tenere il suo passo (forse la maggioranza, ma forse siamo tutti ignavi) sanno che cosa potremmo essere “per cambiare il mondo”, ne fanno l’icona non peritura che non avrà Fidel l’amministratore, consapevole dei limiti di governo di una rivoluzione che aveva vinto.
Ma il Che scelse la morte. Lo rivela la lettera “ai miei bambini”
Cari Hildita, Aleidita, Camilo, Celia ed Ernesto,
Se mai leggerete questa lettera, sarà perché non sono più con voi. Non vi ricorderete quasi più di me, e i più piccoli non mi ricorderanno affatto. Vostro padre è stato un uomo che si è comportato secondo il suo credo, ed è stato pienamente fedele alle sue convinzioni. Crescete da bravi rivoluzionari. Studiate tanto e imparate a usare la tecnologia, che ci permette di dominare la natura. Ricordatevi che la rivoluzione è quello che conta, e che ognuno di noi, da solo, non conta niente. Ma più di ogni cosa, imparate a sentire profondamente tutte le ingiustizie compiute contro chiunque, in qualunque posto al mondo. Questa è la qualità più importante di un rivoluzionario.
Per sempre, bambini miei. Spero comunque di rivedervi.
Un grosso bacio e un grande abbraccio, Papà”

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