Anche Bobbio conferma. Fin dalla prefazione di Eguaglianza e Libertà riconosce che “gli uomini desiderano essere liberi piuttosto che schiavi” e che la società di liberi e uguali è “una società ove ogni uomo è libero in quanto non ubbidisce che a se stesso”. Poi equiparando “le situazioni di giustizia” cita “nel rapporto tra coniugi la moglie al marito o nel rapporto di lavoro gli operai agli impiegati”, mentre il rapporto di eguaglianza a suo avviso comporta che “i diritti (e i doveri) della moglie corrispondano a quelli del marito, oppure che lo stato giuridico degli operai sia equiparato a quello degli impiegati”. Credo di poter giurare che nessuno degli amici giuristi che ho (e perfino qualche amica) è in grado di capire perché un uomo e una donna che vivono insieme non possono essere equiparati a gerarchie padronali, se anche la donna deve essere “libera in quanto non ubbidisce che a se stessa”. Sappiamo, proprio nell’applicazione delle leggi, chi ubbidisce a chi….

Condividi