Il Nobel per la Pace, come lo scorso anno per il ginecologo africano che restaura le donne che hanno subito violenze specifiche, non solo è africano, ma è politicamente esemplare.
Abiy Hamed, Presidente del Consiglio dell’Etiopia – un paese che comprende 120 etnie, 9 regioni e 84 lingue e dialetti, figurarsi opzioni politiche – sembra che riesca a mantenere unitario il rapporto democratico istituzionale assolutamente nuovo. Appena eletto ha liberato centinaia di detenuti politici, ha rispettato la libertà di stampa, ha privilegiato le donne: parità in Parlamento, Presedenza della Repubblica, presidenza della Corte suprema.
Ma un capolavoro il recupero delle relazioni con l’Eritrea, spina nel fianco non solo dell’Etiopia, ma dell’Africa del mondo. Ha teso la mano per primo a Isaias Afewerki, despota eritreo, sorprendendo il mondo come politico assolutamente nonviolento e privo di quell’orgoglio che è il primo fattore di violenza. L’umiltà di chi ha la schiena dritta e non ha paura, nemmeno di perdere la faccia.
Dovrebbe diventare protagonista dei libri di storia per le scuole