Ieri abbiamo commemorato a Bologna, nella sala del suo Consiglio Comunale, Renato Zangheri. E’ intervenuto Napolitano che ha rievocato i tempi perigliosi (il 1977! oltre al resto) in cui dovette navigare quel sindaco. Mah! La memoria mi ricompattava vecchi ragionamenti e vecchie emozioni. Perché, lasciando da parte Zangheri, il Pci ha molto sbagliato: non colse al volo la potenzialità progressista del “sessantotto” e attese che gli operai seguissero l’anno dopo gli studenti; ma nel “settantasette” fronteggiò il radicalismo di movimenti che non si accorgevano di rappresentare la disperazione di un decennio sprecato. Quando fu ucciso Lo Russo, si collocò dalla parte dell’ordine pubblico perché non aveva cercato di capire un disagio: è vero che l’establishment era anticomunista e il Pci non voleva essere compromesso con gli “antisistema”, ma il fatto che anch’io fossi convocata a presidiare in quei giorni la sede del partito la dice lunga sulle logiche interne e sul distacco generazionale che sarebbe proseguito senza dare cultura politica nuova – il compito di un partito – alla base. Se io non comunista avevo affiancato il Pci (e se il Pci mi aveva aperto le porte) è perché davvero il Pci era affidabile per un’alternanza di governo di sinistra, essendo di fatto un partito socialista (mentre il Psi era socialdemocratico e il Psdi rappresentava una lobby): suppongo che lo sapessero tutti, almeno nelle segrete stanze. Rinnovare il dialogo politico avrebbe portato ad un Partito Democratico senza aggettivi scomodi ben prima del  trauma del 1989 e delle lacrime di Occhetto.

Condividi