E’ diverso il congedo da un amico quando ha novant’anni ed è stato un grande politico: sapevi che doveva succedere e che il recupero della memoria avrebbe privilegiato questo dato. Un lutto in qualche modo già in elaborazione e i ricordi, pur restando personali, vanno prima alla buona amministrazione, al “professore” comunista stranamente mai stato “funzionario”, ai tempi ormai lontani e perciò diversi. Zangheri era uno che voleva che si parlasse di lui solo per quel che faceva, ma la morte riporta anche il privato che la politica ritiene superfluo anche se è vita: la fama di tombeur de femmes, la scarsa “cura” della prima famiglia, l’amore che lo segnò per una donna conosciuta a Roma e presto morta tragicamente, poi la famiglia della tarda età, il fascino della giovane ricercatrice; e il figlio dei suoi settant’anni, tra le congratulazioni dei bolognesi che negli stessi giorni criticavano la “follia” di una signora cinquantenne incinta per fecondazione assistita. Per essere io una collega in politica, mi è tornato alla mente il giorno in cui mi presentò con gli altri eletti in piazza grande (negli anni Settanta/Ottanta succedevano ancora questi riti). La gente, fitta nel gran sole di giugno e della vittoria, aveva capito che anche un’esterna, estranea all’ideologia, aveva deciso, per evitare danni più gravi alla democrazia di doversi impegnare,  disposta a dare il suo contributo al più grande partito della sinistra che era il Pci. Io e altri amici e “compagni” eravamo una “sinistra indipendente” rappresentante di una società civile che non avrebbe mai accettato Beppe Grillo. Non so che cosa dissi – probabilmente non ci furono nemmeno interventi – ma ero impressionata da una piazza incredibile: sento ancora l’impressione dello sgomento. Zangheri mi teneva per un braccio, poi, al crescere  dell’applauso affettuoso e confortante, da gran signore fece un passo indietro, lasciando sola sul palco una donna ancora sconcertata. Segue nel ricordo la fotografia mentale del 2 agosto sul sagrato di san Petronio, con Pertini che poggia la mano su quella del sindaco, segno del dolore e della fermezza delle istituzioni. Ma che persone “grandi”abbiamo conosciuto!

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