Difficile pensare a una pietra di paragone per definire le ingessature retoriche dell’Accademia della Crusca (anche se era nata proprio per reagire ai pedanti del suo tempo). Bene; oggi gli “accademici” hanno programmato di andare nelle biblioteche della Cooperazione a fare ricerca e a confrontarsi con gli italiani “parlanti”: i centri commerciali sono i nuovi setacci in cui si secerne la farina dalla crusca. E dove la gente che parla di “identità” senza accorgersi di avviarsi verso pericolosi sbocchi nazionalisti può imparare il piacere della proprietà espressiva, che soffre inquinamento da tv e tweet. Il che significa che perfino la Crusca guarda ai principi per andare avanti….

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