E’ uscito oggi sull’Unità:
MA LA DONNA RESTA IMPURA      28.01.2016
Giancarla Codrignani
Suppongo che nella polemica sull’iscatolamento delle statue “nude” abbia qualche ragione Sgarbi a ritenerlo errore perché gli iraniani nei loro musei vedono testimonianze non velate di Medi, Persiani e Babilonesi. Vero è che gli iraniani, pur non arabi, sono di religione islamica. E le religioni contano, anche se gli stessi praticanti le conoscono poco e per noi cattolici vale la pena di consultare il “Rapporto sull’analfabetismo religioso in Italia” curato da Alberto Melloni. Laicisti e atei, d’altra parte, trascurano di conoscere ciò che continua ad imporsi nelle diverse società.
Ma mi sgomenta un poco che faccia effetto la nudità del divino antico e non la discriminazione attuale delle mani. Delle mani delle donne. Che l’uomo non può stringere perché deve temerne l’impurità se per caso la donna è mestruata. Non si sa come il patriarcato originario abbia contaminato la lettura della Bibbia fino a dare agli ebrei e agli islamici una così grande paura da farne un rituale e protrarlo nel mondo divenuto cristiano nel divieto del sacerdozio femminile.
Resta, dunque, sacro il sangue del nemico ucciso e del martire. Mentre il sangue della donna, che dà la vita, è “impuro”. Gesù ebbe un brivido quando sentì che la sua veste era stata toccata dall’essere più reietto, non solo una donna – e il buon ebreo pregava ogni giorno ringraziando di non essere nato pagano, schiavo o donna – ma una donna che soffre di perdite e può contaminare chi la tocca. Gesù è ebreo e conosce la Legge, ma opera la guarigione rifiutando il pregiudizio e l’impurità. La pagina del Vangelo da sola contraddice secoli di esclusione delle donne dall’altare. Ma è prevalsa la logica patriarcale: ero negli Stati Uniti quando davanti a Giovanni Paolo II madre Teresa Kane, presidente delle Superiore cattoliche americane, squadernò un garbatissimo, ma fermo “cahier de doléance” delle suore e menzionò, senza avanzare alcuna richiesta, il problema del sacerdozio femminile: la televisione inquadrò il volto di un Woitila non infastidito ma inorridito e il gesto di una ripulsa che ancora turba il ricordo. Forse era anche il volto dei discepoli impressionati dal comportamento del Cristo.
Eppure tutti i cerimoniali ancora si adeguano: puoi essere la First Lady o la Ministra della Difesa, ma fai un cenno del capo, sorridi, senza allungare la mano. Anche le impunite che vorrebbero imporre la trasgressione se ne guardano, per il timore di veder ricadere una mano rifiutata.
Vivere nel mondo democratico insegna la parità, ma sarebbe bene che gli uomini pensassero di più al potere rimasto proprietario e omologante, se hanno varcato i tempi assurde, ma eloquenti espressioni simboliche e il mestruo provoca ancora l’ingiallimento delle piante e fa impazzire la maionese. Le costituenti ritirarono la proposta di liberare l’accesso delle donne alla magistratura per non lasciare agli atti il rifiuto della maggioranza maschile e di una giurisprudenza che insegnava nei libri che le donne una volta al mese vanno giù di testa e non possono garantire giudizi imparziali. Sapevano che, prima o poi, il pregiudizio sarebbe caduto, ma aspettarono quarant’anni, fino al 1963. Oggi le donne vincono i concorsi e diventano maggioranza nei tribunali, ma restano “il magistrato”, in violazione della corretta morfologia dell’italiano.
Viviamo solo nel 2016 d.C. e il simbolico conserva antichi vizi. Anche le donne si trascinano dietro pregiudizi quanto meno ambigui. Molte cattoliche difendono una famiglia che corrisponde ad un immaginario parziale, se è vero che il maggior numero di pericoli le donne e i bambini li incontrano proprio in famiglie “formate da un uomo e una donna”, ma ancora abitate da maltrattamenti, pedofilia e violenze. I bambini, soprattutto quando esistono già, da anni, hanno priorità nei diritti. Perfino le giuste riserve sull’ “utero in affitto” dovrebbero partire dal problema più grande che è l’inaccettabilità della mercificazione del corpo. L’acquisto dell’utero-contenitore (che non ha fatto scalpore quando, da anni, coppie sterili fanno il viaggio turistico in India) non viene collegato alla prostituzione. Eppure concedere per denaro la propria intimità all’uso di un corpo estraneo non sembra attività anodina,”un mestiere come un altro”. Anche perché per troppe ragazzine una marchetta non fa più problema per comperare un capo firmato. Le leggi non servono se non ci ragioniamo sopra.

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