Dunque, non si sa più quando la Cina finirà di nevrotizzare le borse. Anche se permane una crescita del 7/8 %, lo yuan soffre e il mercato non tira più. Gli Usa, d’altra parte, continuano a tenere la barra del dollaro perché le materie prime, energetiche in primo luogo, si pagano con la loro moneta; tuttavia la Yellin della Federal Reserve si è fatta incerta sui tassi e sembra meno ottimista di Obama. Il Giappone precipita insieme con Vietnam, Singapore e il resto dell’Asia. Una cosa poco nota anche a chi ha investito in titoli brasiliani fidando nei paesi emergenti e si meraviglia dell’improvvisa caduta a picco, è che lo “sviluppo” locale è frutto di finanziamenti esteri a basso costo che hanno sostenuto la “crescita” di Messico, Colombia, Brasile, Turchia, Russia o Kazakistan e via elencando: la Banca dei Regolamenti Internazionali informa che negli ultimi cinque anni i Paesi emergenti hanno raddoppiato il debito di 4.500 miliardi di dollari.

L’euro – non solo per gli europei –  è sempre più necessario, anche se sempre più insicuro. Forse i greci rifletteranno bene prima di votare: qualcuno ricorderà che la moneta, se locale, è soggetta al cambio e, se si vuole  continuare a far funzionare elettricità e fabbriche o a far andare barche, le materie prime si comperano  in dollari ed euro.

Sarebbe ora di rendere esplicita l’ammissione che la finanziarizzazione sistemica è ad un punto di non ritorno, visto che vive degli imbrogli di debiti comperati e venduti, di derivati, di trickel down. Ormai diffonde solo deflazione. La Mazzuccato sembra pensare che la Cina mediti di spostare l’asse economico dalla produzione di merci a quella di beni comuni e servizi locali: se vera, sarebbe un’ipotesi di cui tener conto per convertire, con spostamenti graduali e selettivi, l’economia da produzione di merci a produzione di benessere umano. Tanto il denaro in quanto valore simbolico lo si inventa come si vuole…. D’altra parte gli spostamenti capitalistici dalle merci all’uomo sono incoraggiati dalle trasformazioni produttive già in corso di robot e stampanti di terza generazione che hanno già cambiato radicalmente il lavoro e ridotto l’occupazione.

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