Quando ci si riferisce alle donne sembra che la società non progredisca. Giorgia Melloni non può aspirare a fare il sindaco a Roma perché Bertolaso la manda a”fare la mamma”, mentre Patrizia Bedori non può candidarsi a Milano perché il M5S la ritiene “brutta, grassa e obesa”.

Micromega dedica l’apertura del n.2 del 2016 al tema “Islam, donne, democrazia” con  tre interventi di Elisabeth Badinter, Necla Kelek e Alice Schwarzer, preceduti da un duetto tra Lucia Annunziata e Dacia Maraini, che delle cinque risulta la sola a parlare come donna consapevole di una giusto orientamento di genere. Infatti l’argomento, che avrebbe meritato ben altra attenzione, fa riferimento unicamente alle violenze del capodanno 2015 a Colonia, fatto di indubbia gravità, ma della cui organizzazione finalizzata alla violenza contro le donne messa in atto dagli immigrati arabi locali non si è avuta prova (il prepensionamento del capo della polizia è stato motivato dalla scarsa vigilanza nella circostanza dello “sballo” di San Silvestro). Si sarebbe trattato di una strategia mirata che però non aveva avuto riscontri né prima né dopo né in altre città. Quello che dispiace che Micromega abbia omesso è il fatto che le condanne espresse dalla stampa e dalla pubblica opinione tedesca avevano fatto riferimento non solo all’origine islamica delle molestie, ma al costume che, se nel mondo arabo e musulmano risponde ad inaccettabili tradizioni tuttora vigenti, è comune alla cultura maschilista che le donne conoscono anche in Europa. Le donne infatti non sono tutte come le collaboratrici della rivista: condannano le violenze e pretendono che siano rispettati i principi dell’inviolabilità dei corpi e della dignità delle donne, ma non intendono usare la protesta per farne incitamento alla xenofobia.

 

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