LA PRIMA POETA

Giancarla Codrignani

Parola di Paolo Matthiae, il grande archeologo italiano, scopritore di Ebla e conoscitore della Mesopotamia di 4.300 anni fa. Circa nel 2340 a.C. regnava sul territorio che fu di Sumer e Accad il grande Sargon di Babilonia. Sua figlia era, in Ur, la grande sacerdotessa del tempio di Nanna (il dio-Luna padre della dea Inanna, analoga a Ishtar). Si chiamava Enkheduanna e componeva inni sacri così popolari da esserne stata ritrovata menzione in numerose tavolette cuneiformi. Il vecchio articolo di Matthiae (Sole24Ore, 15.I.2012) che mi è tornato in mano riporta alcuni versi riferiti all’esilio della donna in un luogo in cui “la luce per me è oscurata, le ombre avvolgonolo splendore del giorno, offuscato da una tempesta di sabbia, quando la mia bocca dai suoni (un tempo) incantevoli è stravolta, le mie elette sembianza sono ridotte in polvere“. Cita anche un Inno a Inanna, la ristabilitrice dell’ordine voluto dagli dei e profanato dai potenti, che si concludeva con l'(auto)esaltazione della poeta/profeta che, nel ricondurre il simulacro della dea nella cella nuziale del suo santuario, celebra la propria ispirazione “concepita nelle tenebre della notte perché il suo canto sia ripetuto nel fulgore del giorno”. Le tavolette attestano la grande fama di Enkheduanna e menzionano l’Esaltazione di Inanna nel canone fisso delle dieci opere memorabili del Paese di Sumer. Dice Matthiae: “la prima poetessa della storia, fu anche la prima donna della storia ad aver svolto un ruolo politico di eccezionale rilievo”. In genere le religioni escludono le donne dal sacro, in passato il potere più grande. Forse per questo le religioni decadono.

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