LA SANTITA’ DELL’AMORE
pensieri molto personali
Giancarla Codrignani

L’amore umano che resta misterioso laicamente è dichiaratamente “mistero” nella mistica religiosa: anche la chiesa si è rivelata inadeguata ogni volta che ne ha delimitato il valore soffocandolo di contenuti.
Credo che sia urgente che la chiesa – invece di ridare fiato alla commissione per il diaconato che ha concluso i lavori di tre anni senza risultati e senza meraviglia dato che il diaconato è il livello che precede il sacerdozio – accolga il magistero femminile: le superiori degli ordini religiosi si sono più volte espresse in termini disponibili ma franchi, che sono stati raccolti forse più da donne laiche come me che dagli ecclesiastici assolutamente bisognosi di rinnovare la lettura della Scrittura e delle norme per mantenere la credibilità del cristianesimo.
Papa Francesco sembra capire che il problema è ricomporre l’umano: il corpo materia corruttibile è stato finora il negativo, mentre l’anima è il positivo secondo l’eredità platonico-aristotelica. Per chi crede nell’incarnazione del divino, l’umano è più complesso, ma il corpo è certamente valore: l’episodio della creazione vuole che “l’essere umano, uomo e donna, sia immagine di dio”. Francesco, con collegamenti non conformisti, valorizza l’amore, non solo nell’astrattezza, ma nella realtà dell’umano bisogno dell’altro. In quanto sessi, la natura animale ha dato loro opportunità riproduttiva, ma la natura umana è l’evoluzione: pur mammiferi, siamo acculturati ed è sempre stato quasi incredibile che sia stato pensato il sacramento del matrimonio come autorizzazione ecclesiastica a vivere insieme per avere tutti i figli che “manda il Signore”. Resto ancor più attonita quando mi rendo conto che la parola “amore” nel contesto di un sacramento quale è il matrimonio – che, con una scintilla intuitiva, viveva nel considerare gli sposi i celebranti del “mistero” – è stata usata solo a partire dal Vaticano II.
E’ davvero così strana la realtà dell’amore che anche fuori dal linguaggio religioso appare “divino”. Per questo ci vuole coraggio se si vuole definire la relazione che unisce due persone: indissolubile ne è l’esperienza per i fortunati che lo incontrano, ma per l’intensità che è “per sempre” non necessariamente nel senso della durata, perché non sempre si è capaci di alimentare la comunicazione con il partner con il quale si deve crescere mentre ciascuno dei due continua la crescita e cambia. Tuttavia volevo riflettere sulla scoperta d’amore che non avevo mai capito perché non mi appartiene assolutamente: a quale intensità può arrivare l’amore per dio. Mi sembra che usiamo l’espressione dicendo di amare dio, giustamente, da figli; ma mi debbo rendere conto di non aver mai capito che c’è chi lo ama da amante: l’innamoramento diventa fisico, non ti fa vivere se non lo possiedi. Eros, che per i greci antichi aveva le ali ed era dio, non discrimina, accoglie anche la verità di scelte incomprensibili perché non mie.
E’ scomparsa recentemente un’amica carissima, Marisa Galli, monaca di clausura rinchiusa – o più libera di me? – nell’abbazia Mater Ecclesiae dell’isola di San Giulio, dove era diventata suor Maria Simona, pur restando la stessa che firmava “tua Marisa di sempre”. Entrata in convento dopo la laurea, operava nel sociale per i diritti dell’infanzia; restituita al mondo per aver votato a favore del divorzio, politicamente radicale, fu poi eletta in Parlamento. Non le erano mancate le esperienze, ma alla fine riemerse l’eros che la portava alla clausura. Non vorrei per me uno stile di vita di preghiere e di risvegli notturni, di privazione di contatti amicali, senza accesso ai mezzi di informazione; ma al telefono sentivo la voce immutata, i ben noti scoppi di risa irrefrenabili e non mi ha meravigliato sapere che qualche ora prima di morire spiegava ad una consorella la novità delle “sardine”. So che pregava come io non saprò mai, che stava in relazione con il suo Dio in perfetta letizia, per un amore che estendeva a tutti e capisco che era innamoramento totale, quello che invade la persona, anima e corpo indivisi, come normale negli “amori/passione. Da poco è scomparso anche un amico, presbitero nell’anima davvero per sempre. Eugenio Melandri, un saveriano così immerso nei problemi del sud del mondo per amore del Vangelo da diventare scomodo al suo Ordine, che lo costrinse a rivestirsi da uomo politico con Rifondazione comunista e nel Parlamento Europeo. Sembrava senza problemi; ma quando un tumore al pancreas lo riportò ospite in una casa di confratelli accoglienti che seppero condurlo a Santa Marta, l’incontro personale con il papa liberò l’amore compresso per decenni: fu tutto un pianto irrefrenabile la telefonata con cui mi disse la sua felicità di essere stato “perdonato”. Eugenio era prete “dentro”, non era mai stato fuori dalla sua Chiesa, viveva solo con il suo Dio geloso, escluso dalla donazione di sé del celebrante. Pianse ancora nell’ultima telefonata dopo che, reintegrato, aveva potuto consacrare: morì felice.
A raccontarli sembrano “casi”. Ma Francesco conosce, a partire da sé, la verità dell’amore e apre indirettamente la strada a distinzioni non alternative: spiega (Santa Marta, il 31 ottobre 2019) che san Paolo, dal momento in cui il Signore lo chiamò sulla strada di Damasco, cominciò a capire il mistero di Cristo…Si era innamorato di Cristo, preso da un amore forte… grande, non un “argomento … da telenovela”. Un amore sul serio, al punto da fargli sentire che il Signore lo accompagnava sempre nelle cose belle e nelle cose brutte.
A me sembra che certamente io, non so gli altri, ma mi sembra che siamo ripetitivi, convenzionali quando diciamo l’amore. Forse l’evoluzione ci aspetta a far di meglio, anche a partire da noi.

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Giancarla Codrignani

è una femminista, scrittrice, giornalista, politica e intellettuale italiana, impegnata nel movimento per la pace e - laicamente - di area cattolica, più volte parlamentare della Repubblica.

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