Leggerò “Il denaro, il debito e la doppia crisi” di Luciano Gallino,  un autore sempre interessante che questa volta si rivolge ai nipoti. Pessimista: racconta la propria “sconfitta politica, sociale, morale”, un “disastro” a cui i nipoti “dovrebbero avere il tempo e le energie per porre rimedio”, davanti all’affondamento del paese a causa soprattutto della “scomparsa dell’idea di uguaglianza e del pensiero critico”.
Mi impressiona tanta disperazione: un nonno non dovrebbe mai deprimere i nipoti. E fatico a non anticipare il mio pensiero critico – assolutamente attivo e non scomparso neppure dal cervello di tanti amici – per ricordare che gli sconfitti debbono riconoscere gli errori di strategia, che nel caso di specie mi sembrano affini all’attaccamento ai principi di Benedetto XVI che li concepiva “non negoziabili” perché detti una volta per sempre prima di noi. I principi – per esempio l’uguaglianza, non trovano esaurimento del diritto nella “rivoluzione francese” (senza i diritti delle donne) o nell’America di Roosvelt (mentre la crisi del primo dopoguerra in Europa poneva le basi al fascismo e nazismo). Tanto meno vale citare il trentennio dopo il recupero della democrazia: chi è stato stremato dalla guerra e dalla morte cerca di risollevarsi. come singolo e come sistema. Ma l’obiezione radicale è al non avvertire i nipoti che al mondo non ci siamo solo noi italiani, che è necessario fare di più per l’Europa e per il mondo dove l’ineguaglianza, l’inequità, le ingiustizie (di cui siamo in gran parte responsabili), i conflitti (idem) rappresentano problemi ormai comuni. Perché il mondo è globalizzato, piaccia o non piaccia, e vale la pena di correggerne i danni che non siamo stati capaci di prevenire sul piano culturale, sociale, politico, economico e morale.
E’ ben vero che il mondo – non l’Italia – sta attraversando una trasformazione epocale, che può generare crisi più gravi e conflitti  destinati a farsi guerra: i nipoti (ma anche noi nonni) debbono essere curiosi del futuro, cercare di farsi venire idee (che non vengono mai a comando, tanto meno se si dispera), capire che, quando tutto cambia, i principi sono sempre lì, davanti a noi (non solo dietro) per guidarci a cambiare in meglio, non in peggio.
Figli e nipoti faranno la loro parte meglio di noi se avremo l’intelligenza – non possiamo anche noi contribuire alla “vittoria della stupidità” – di fare un passo indietro se ci riteniamo inesorabilmente sconfitti. Sarebbe meglio ricominciare a rimboccarci le maniche almeno mentalmente; non fosse altro per vivere meglio quel che ci resta da vivere. Se abbiamo davvero creduto in qualcosa di non effimero.
p.s. Spero che la lettura integrale smentisca la prefazione che ha provocato la mia preoccupazione.

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