LA VIOLENZA DI GENERE E IL TRATTATO SUL COMMERCIO DELLA ARMI NOI DONNE NOVEMBRE 2019
GIancarla Codrignani
In agosto si è tenuta a Ginevra la quinta “Conferenza degli Stati-Parte” (104) che hanno aderito all’Arms Trade Treaty, il trattato sul commercio delle armi del 2014, approvato da Obama e svillaneggiato da Trump.
Francesco Vignarca sul mensile della Pax Christy “Mosaico di pace” riferisce i risultati del nuovo incontro sottolineando il dato forse più importante e certamente il più nuovo di una conferenza che aveva “come focus principale”, ai fini della riduzione della sofferenza umana causata da trasferimenti illegali e irresponsabili delle armi, “la violenza di genere”. Si è deciso che gli Stati-parte non possono concedere licenze per i trasferimenti di armi se esiste un’analisi o una valutazione che determini l’esistenza di un rischio prevalente che tali armi possano essere usate per commettere o facilitare una grave violazione del diritto internazionale umanitario con riferimento anche alla violenza di guerra sulle donne.
Non è il caso di esaltarsi perché i desideri collettivi sono una cosa, un’altra che gli Stati si conformino a principi e regolamenti. E, per giunta non esiste alcun meccanismo istituzionale vincolante che renda i governi responsabili delle violazioni. Oggi siamo ancora alle azioni legali presentate da associazioni e cittadini e delle campagne nazionali che obblighino i governi al rispetto delle norme internazionali. Intanto non cessa il flusso delle vendite all’Arabia Saudita e Libia, con apparente regolarità anche se la guerra nello Yemen, a dimostrazione della spregiudicatezza generalizzata dei governi.
Comunque non è irrilevante che esistano fonti di diritto che garantiscono i diritti umani internazionalmente protetti e, in particolare, che – soprattutto per la pressione dell’ambasciatore lettone che ha caldeggiato insistentemente l’impatto di genere in materia – sono state incluse nel report finale non solo le valutazioni, ma l’adozione nei regolamenti di un nuovo criterio di valutazione degli effetti che il mercato degli armamenti può avere non solo sulla popolazione civile senza genere, ma sulla soggettività della persona/donna, oggetto di violenza di genere, specifica delle guerre.

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