Vorrei fare due conti (moralistici, ahimè) su due nostre ministre che stimo e con cui compassionevolmente solidarizzo: la ministra della Difesa Roberta Pinotti e Federica Mogherini, che, se l’Europa fosse un’unione politica, sarebbe ministra degli esteri dell’UE, mentre viene definita Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Due donne importanti, “di potere”, come si suol dire. Non mi sembra che il ruolo le abbia rese supponenti e arroganti; tuttavia non è colpa loro se vivono tranquille lo stesso ruolo di un uomo. I giornalisti si aspettano che rispondano a domande che riguardano la cabina di regia europea per la lotta al terrorismo, il perché l’Italia dopo la strage di Parigi non è andata a bombardare l’Isis, come va la nostra mediazione in Libia, che cosa ci dicono dell’arbitrato in India per il nostro marine Girone, che cos’è il Peace keeping Italian Style, oppure i rapporti con Putin, con Erdogan, con Bashar al Assad. Nessuno che chieda come stanno le nostre soldate nelle missioni in Afganistan o in Libia, se da quando le donne sono arruolate in parità sono stati istallati asili nido nelle caserme, quali istruzioni vengono date per i casi di cattura da parte di islamisti fanatici e stupratori.
Nemmeno io penserei di esprimere la mia cultura, poco “pertinente” dentro strutture – anche di pensiero – precostituite e poco mobili. E nemmeno io mi metto a scrivere quel libro a cui penso da sempre, un’elaborazione di un’altra scienza politica rispetto a quella codificata nelle scuole da Aristotele in poi e universalmente maschili; anzi: neutre.

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