LE REINCARNAZIONI SONO FINITE
Giancarla Codrignani

GRANDE! il Dalai Lama, XIV capo del buddismo tibetano ha impresso una svolta determinante per il futuro non solo del buddismo. C’è da supporre che, come da noi Papa Francesco, molti fedeli sentiranno lo sconcerto dell’eresia. Forse il suo esempio può aiutare gli scandalizzati cattolici integralisti, perché le cose viste da lontano fanno capire di più quelle vicine.
Ma la verità è che nessuno nel terzo millennio può più pronunciare la parola “dio” come prima: può essere utile solo se rideclinata. Non c’è nessuna secolarizzazione che faccia “perdere la fede” se non si va a fondo e ci si domanda “quale” fede, “come”, “perché. Sui patrimoni della tradizione – il cui nome vero in questo discorso è piuttosto “conservazione”- oggi non può più contare nemmeno il popolo di chi è ingabbiato nei limiti della storia passata. Occorre che Tanzim Gyatso, non a caso rivolgendosi ai giovani (ma chissà se anche a Bangkok le novità trovano il terreno pronto ad accoglierle) dica che il “monaco-re” (come il papa-re) è un’istituzione feudale non più accettabile per capire che la globalizzazione favorisce, anche nel mondo delle religioni, la convivenza del mondo. Se, infatti, i messaggi delle religioni storiche sono tutti sostanzialmente messaggi di pace (compreso l’Islam, in cui la parola jihad non significa lotta o, peggio, guerra, ma “impegno”) restano ancor valide come ancoraggio ad un principio di fiducia lontano dalla contingenza delle politiche e dei geopoteri per dare senso a procedere contro le conflittualità crescenti e – non ultimo per la qualità delle armi – che possono portare a danni ancora non prevedibili.

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