La presidenza Trump è appena iniziata e già si parla di impeachment. Se accadesse, siccome in Usa si votano le presidenziali il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre, resterebbe in carica il vicepresidente, nel caso in oggetto Mike Pence, cattolico di origini irlandesi, che entrò in politica tra i democratici, ma oggi è sicuramente contrario ai diritti dei più svantaggiati o dei gay e, peggio ancora, dell’aborto. Nessun americano pensa a riformare una scomodissima e lentissima procedura elettorale che, per avvenire in giorno lavorativo, dopo iscrizione alle liste e attraverso i rappresentanti dei 50 Stati che eleggono direttamente il Presidente in proporzione al numero dei membri del Congresso di ogni Stato, non è il massimo di democrazia.  Come da noi con la riforma costituzionale, la fedeltà alle tradizioni non può significare il rifiuto di aggiornare i codici per mantenere la penna d’oca. 

Condividi