Da quando si è divulgata la campagna contro  “la casta” mi tormenta la certezza che i problemi di cui si debbono preoccupare i cittadini sono altri: se per casta intendiamo le istituzioni, rischiamo che nei futuri Parlamenti (o Regioni, o Comuni) vengano eletti prevalentemente persone ricche o rappresentanti delle lobbies. Non era il mio lavoro, ma negli anni Ottanta (del secolo scorso), passando davanti all’aula in cui si riuniva la Commissione Sanità non potevo non vedere i postulanti dell’industria dei farmaci girellare attorno alla porta. Nel corso di questi anni nessun organizzazione è stata con le mani in mano e i privati si sono fatti protagonisti come portatori di interessi, buoni o cattivi, a finalità sociale o inquinati. Alcuni rappresentano il meglio della nostra società; ma anche Amnesty International o Emergency o Libera sono in grado di contare così tanto nella società civile che se qualche loro attivista noto volesse proporsi verrebbe facilmente eletto. Solo che altre lobbies possono essere ben diversamente pericolose se, dando visibilità a  personaggi “nuovi”, riuscissero a piazzare i propri interessi dentro le istituzioni. Per questo è urgente poter disporre di una legge che regolarizzi la figura giuridica della lobby, la definisca, ne delimiti le compatibilità e ne garantisca la trasparenza. Sono anni che in Parlamento vengono presentate proposte, ma sono altrettanti anni che non si riesce a trovare nemmeno le intese minime che consentano di metterle in calendario. Sembra che qualcosa si stia finalmente muovendo al Senato, dove è depositata una dozzina di testi; ma nessuno è in grado di immaginare che a Renzi riuscirà quello che non è riuscito a Prodi o Monti. Sarebbe assolutamente necessario che l’informazione animasse l’opinione pubblica e che partiti e movimenti che intendano sottrarsi al populismo dilagante facessero conoscere il problema e le diverse soluzioni. I cittadini debbono conoscere questa situazione, soprattutto perché in Italia più della corruzione dei grandi interessi e delle mafie preoccupa l’abitudine di dare e chiedere raccomandazioni, di ungere ruote, di arrotondare stipendi per una tradizione familistica falsamente ingenua. Sarebbe molto pericoloso portare in Comune, in Regione, in Parlamento (ma anche negli enti sociali di riferimento) non quei servitori dello Stato di cui molti temono che si sia persa memoria, ma faccendieri e pezzi di Gomorra.

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