Sembrano tanti, ma i conti storici sono strani. La storia d’Italia conosce la sua prima unificazione sotto i Longobardi, che conquistano quanti tutto il territorio  e aspirano alla corona. La Chiesa non riesce ad ottenere quel che vorrebbe e chiama i francesi (incomincia il vizio) che arrivano, sconfiggono i longobardi – loro sono Franchi, sempre invasori) e nell’800 Carlo Magno si incorona lui. Poi le cose vanno come debbono andare, dei Longobardi resta il nome di una regione, dei Franchi la simpatia tra cugini e l’attesa della Repubblica Romana per trovarli contro la Repubblica Romana.

Di un paese con questa storia, oggi, nonostante il Coronavirus ci troviamo con 159 anni di unione conquistata con fatiche e guerre. Noi siamo insieme dal 17 marzo 1860; i cugini erano già insieme nell’800, senza contare che loro hanno un paese agevole per le comunicazioni interne, mentre noi siamo troppo lunghi e con il divo Appennino longitudinale. Succede così che gli italiani scontino una storia a cui la gloria può dare un po’ di aria, ma che ci rende quegli “italiani” che gli europei hanno visto colpito dal virus: “Ah, i soliti italiani che hanno avuto da poco anche il colera, figurarsi, mentre il virus dilagava da loro e non facevano nemmeno i. tamponi. Comunque, contenti, adesso tutti ci riconoscono come quelli della via giusta. Ma, stolti, non approfittano degli errori altrui e la situazione sarà ancora più duratura.

Un corollario.Il nostro bel paese “ospita” lo Stato della Chiesa. Confini scomodi e conflitti di interessi  (storici) che servirono a Mussolini per prendersi il merito di aver riportato la concordia dopo la rivoluzione laicista e che Craxi rinnovò, con l’auspicio che i concordati cadessero nel tempo, ma troppo consapevole che proprio la storia diplomatica impiega secoli a cancellare istituti. Il 1984 era il tempo giusto per l’abrogazione: la democrazia è il garante migliore senza patteggiamenti, come si dimostra anche con la Francia dell’art.5 della sua Cost.  Craxi avrebbe vendicato l’amarezza di Cavour quando la capitale designata del Regno fu Roma, non solo perché torinese avrebbe voluto inchiodare la storia nel parlamento subalpino, ma perché Croce confermò per lui che: noi non religiosi impieghiamo la nostra tendresse a beneficio dell’umanità”

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Giancarla Codrignani

è una femminista, scrittrice, giornalista, politica e intellettuale italiana, impegnata nel movimento per la pace e - laicamente - di area cattolica, più volte parlamentare della Repubblica.