La fierezza e la determinazione le ha dipinte in volto, segnate dallo sguardo altero, che fissa avanti, oltre. Oltre loro che iniziano a sfilare in parata, muniti di bandiere e striscioni contro gli immigrati.
La forza invece sta tutta nel suo gesto, un gesto antico, di lotta e di rivendicazione: il pugno chiuso, gesto antifascista, gesto che ricorda Mandela, all’indomani del rilascio dal carcere.
Il resto lo fa il contesto. Lei è nera, sola. Loro, gli uomini che iniziano a sfilarle davanti, mentre lei indietreggia per rimanere alla testa del corteo, in contrapposizione ai loro passi, sono bianchi e sono 300. Bianchi di volto e di camicia, con cravatta e pantaloni neri, come vuole la loro uniforme. Anche i loro volti, i volti dei 300 sono puntati verso l’alto, ma gli sguardi sono diversi.
Lei è Tess Asplunb, afrosvedese di 42 anni, una donna minuta, che pesa appena 50 chili. Loro sono gli estremisti del partito Nordiska Motstǻndsrörelsen, neonazisti riunitisi in corteo per le vie di Borlange, città del nord della Svezia.
Le immagini, si sa, hanno una potenza tutta loro, s’impongono all’attenzione. La catturano, la fermano, bloccandola su quello scatto che fissa il tempo. Un tempo che verrà ricordato, grazie a quella foto che diventa simbolo di qualcosa. Perciò non stupisce che questo scatto di David Lagerlöf sia diventato in un attimo virale, rimbalzando da un social network all’altro e sulle testate dei media di varie parti del mondo.
Il gesto di Tess è stato definito «il nuovo simbolo del coraggio al femminile» contro la discriminazione razziale. Un coraggio nato dall’istinto, nutrito dall’amarezza di vedere il suo Paese tornare indietro e inneggiare al nazismo. Ha preso un treno Tess, è partita da Stoccolma perché voleva esserci, voleva vederli, voleva in qualche modo opporsi. E quando li ha avuti davanti, ha deciso per un gesto palese e silenzioso, simbolico di una protesta antirazziale.
«Non è possibile che il nazismo possa marciare ancora, non qui», ha detto. Dovendo però constatare come il razzismo si stia espandendo, come insulti che sembravano scomparsi stiano tornando. «Il nazismo è stato sdoganato, è divenuto normalità, quasi cosa perbene».
Non immaginava Tess che quel suo gesto d’istinto facesse il giro del mondo. Lo ha scoperto solo dopo essere tornata a casa. Ora, senza neanche volerlo, è diventata un simbolo.
Un simbolo, in un tempo che ha bisogno di volti e di piccole storie come la sua.

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