Mi dispiace di non essere mai andata a trovarlo in questi anni. La morte fa emergere i ricordi significativi, non i momenti di tensione. L’avevo conosciuto a Milano nel 1969, con i Giornalisti Democratici dopo la bomba di Milano del ’69: me lo presentò Giuliano Lenzi – Rai di Bo – con  le parole “è uno completamente pazzo”. Ma mi piacque. Poi diventammo amici i Parlamento, dove mi insegnò a superare i limiti simbolici della tradizione di sinistra che pensavo non negoziabili: mi sembrava che l’ostruzionismo fosse una pratica democratica, ma nelle lunghe durate di veglie a Montecitorio ho imparato presto che i democristiani andavano a spasso e poi a  dormire aspettando che noi finissimo. Poi polemizzai ferocemente contro la sua campagna contro “la fame nel mondo” che durò un anno solo, ottenne dal governo il Fondo per lo sviluppo che divorò miliardi e non diede benefici (e c’era anche il particolare che allora le multinazionali alimentari avevano un surplus enorme di stok): fu la prima iniziativa populista. Ma ci volevamo bene, credo. Io di sicuro, con un po’ di indulgenza tenuto conto del vecchio giudizio di Lenzi.

Condividi