Fece il ministro per un anno (1979/80), ma non aveva mai negato la collaborazione a risolvere i problemi dello Stato e lo avevo visto all’opera con grande, per quel che potevo capire, entusiasmo. Il suo problema – politico e di competenza – era la riforma dell’amministrazione dello Stato. Che sostanzialmente non fu mai fatta, per la vischiosità in cui si è sempre mossa l’attività parlamentare. Riteneva, con Calamandrei, che si dovessero cambiare norme della Costituzione “che erano già vecchie quando sono nate”.
Ho trovato un’intervista sul Messaggero del 9 aprile 1981, lunga e “forte” con qualche rabbiA (“Diciamo che sono beneducato.Si possono dire le cose più feroci osservando l’italiano: è una questione di padronanza della lingua”. Il giornale riporta un sottotitolo- sintesi: “I partiti sono decrepiti, il Parlamento è ingovernabile, la politica è nelle mani di una gerontocrazia incompetente, anche nel Psi c’è troppo ideologia, Roma è un aggregato di follie: ecco cosa pensa il primo di una serie di illustri e furibondi osservatori del caso.Italia”.
OVVIO CHE 27 ANNI DOPO SIAMO A QUESTO PUNTO DI PRESUNTA COSTITUZIONALITA’

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